top of page
Blog: Blog2
Blog: Instagram
  • Immagine del redattoreDavide Gaeta

L'ALLENAMENTO IN ACQUE LIBERE del lifeguard

Aggiornamento: 4 giorni fa

La pratica del nuoto si differenzia in maniera sostanziale rispetto all’ambiente in cui ci si immerge. Nuotare in un lago è diverso rispetto a nuotare in piscina, poiché vengono a mancare i riferimenti visivi. Diverso ancora è nuotare in fiume, dove l’acqua viva comporta uno spostamento continuo verso valle e tutta una serie di elementi e pericoli da tenere in considerazione. Altra cosa ancora è nuotare in mare, lo sanno bene i fondisti, ma tutt’altra cosa ancora è nuotare in mare quando questo si presenta mosso o agitato.

Sono diversi i fattori ambientali che possono andare ad interferire la nuotata: temperatura, fauna marina, torbidità dell’acqua, densità del liquido, fino alla presenza di onde e correnti.

È proprio su queste ultime che è bene soffermarsi, in quanto raramente si è realmente consapevoli su come ci si muove in acqua quando il corpo viene sballottato a destra e a manca.


Innanzitutto, è necessario avere dei punti di riferimento a terra e/o in acqua da tenere sott’occhio durante la nuotata, poiché una volta immersi in acque libere non è facile mantenere una direzione. Proprio in virtù dell'ultimo punto, è impossibile nuotare costantemente con la testa bassa, bensì ogni tanto è necessario sollevare il capo frontalmente per guardare la direzione. È possibile sia separare la respirazione laterale dall’atto di sollevare leggermente il capo frontalmente per guardare la direzione, oppure direttamente combinare le cose nuotando stili “da salvamento” come il crawl testa-alta, il trudgen, la rana testa alta.


Per quanto concerne la presenza di corrente, questa può manifestarsi a favore, contraria, o laterale. Nei primi due casi bisogna sfruttare saggiamente gli attimi in cui aumentare la frequenza di bracciata e quelli in cui accentuare lo scivolamento; nell’ultimo caso invece è necessario adottare la “regola del parallelogramma” usata nella fisica dei vettori, mirando verso un punto posto “sopraflutto” rispetto al target, in modo che la combinazione tra “vettore-nuotata” e “vettore-corrente” possa mantenerci sull’effettiva rotta esatta. Un discorso simile lo si affronta nel mondo della nautica quando si introducono i concetti di “prora vera” e “rotta vera”.


Per quanto riguarda invece le onde, queste vanno differite tra corte, lunghe e frangenti. In presenza di “maretta” (mare increspato) le opzioni sono due: o si accelera per neutralizzare il disturbo o si minimizza lo sforzo. Con “onda lunga” occorre fare molta attenzione al ritmo delle onde, variando la velocità in base ad esso e considerando che non tutte le onde sono uguali.


Sottocosta invece le onde si trasformano in “frangenti”, vere e proprie masse d’acqua in traslazione. In quest’area bisogna stare particolarmente attenti all’impatto: potrebbe essere necessario immergersi sott’acqua per superare un frangente, adattare la respirazione al ritmo delle serie e adeguare la frequenza di bracciata ad ogni singolo momento. Nuotare in mare, soprattutto in condizioni di mare formato, è una condizione di esposizione a evidenti rischi. Per questo motivo è consigliata questa disciplina soltanto a sportivi esperti, quali abbiano le capacità tecniche e atletiche richieste e che rispettino in ogni caso le regole “safety first” che possono garantire una base di sicurezza: comunicare ai propri cari e alle autorità quello che si andrà a fare, non andare mai in acqua da soli (almeno in coppia), portare al seguito la boa di segnalazione, indossare un dispositivo auto-gonfiabile che possa garantire supporto al galleggiamento in caso di emergenza e soprattutto fare attenzione anche agli altri praticanti del mare (diportisti, surfisti, ecc).


Oltre all’allenamento con le ripetute in piscina, per un lifeguard sarebbe bene quindi effettuare anche nuotate di fondo in acque libere. Il nuoto in mare è la forma di nuoto più pura e istintiva che esista, non solo per il fatto che il mare è la culla delle prime esperienze umane in acqua, ma soprattutto perché in mare si è soggetti ad un grande numero e varietà di disturbi all’equilibrio di nuotata, e questo rende impossibile selezionare una tecnica univoca e specializzata valida ovunque e comunque.


Per quanto riguarda il rescueswimmer è bene svolgere spesso delle sessioni di nuoto in mare con la vestizione completa, infatti, questa va ad alterare il normale assetto della nuotata ed è bene che l’operatore sia costantemente abituato a muoversi in acqua con i comfort e i discomfort che l’equipaggiamento indossato comporta.


 

Se ti è interessato l'argomento trattato in questo articolo puoi approfondire leggendo il mio libro:


0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Commenti


I commenti sono stati disattivati.
bottom of page