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  • Immagine del redattoreDavide Gaeta

La PREPARAZIONE ANNUALE del lifeguard

Aggiornamento: 18 apr 2023

Non è possibile ragionare di un lifeguard come se fosse uno sportivo, non solo per la preparazione atletica ma soprattutto perché è necessario contestualizzare la pianificazione all’interno del contesto reale, tenendo conto degli aspetti socio-culturali oltre che quelli professionali, altrimenti si rischierebbe di fornire indicazioni belle, ma utopistiche, che restino poi fini a sé stesse.

La gestione del servizio di salvataggio cambia in ogni Nazione; in Italia è nella maggior parte dei casi affidata agli stessi stabilimenti balneari, ai Comuni e nei casi più virtuosi a cooperative che gestiscono piani collettivi di salvataggio. Sulla base di questa situazione che va ad inquadrare l’addetto al soccorso in un lavoro stagionale diventa impensabile, anche soltanto dal punto di vista delle aspettative, sperare che l’operatore segua tutto l’anno una preparazione col solo scopo di poter lavorare due-tre mesi l’anno (purtroppo spesso anche in condizioni che non ne riconoscono le esigenze e lo status professionale).


Per questo motivo è necessario tener conto nell’organizzazione di una periodizzazione sia degli aspetti legati all’allenamento (macrocicli, microcicli, ecc), sia del rapporto con tutti gli aspetti legati al contesto socio-culturale, andando a trovare una via di mezzo che possa alzare gli standard di preparazione annuale del soccorritore, ma che sia allo stesso tempo realmente applicabile. Per trovarsi preparati per il lavoro richiesto dalla stagione estiva sarebbe bene iniziare un percorso di allenamento già dopo il termine delle feste natalizie.


Con l’inizio dell’anno, soprattutto dopo uno stop di diversi mesi dall’allenamento (spesso dovuto a motivi di forza maggiore), è bene iniziare un percorso di riadattamento anatomico che vada a stimolare l’apparato cardiovascolare con allenamenti aerobici e l’apparato muscolo-scheletrico con carichi adeguati alla ripresa, in modo da poter gradualmente riattivare muscoli, ossa e soprattutto articolazioni.

La corretta esecuzione di questa fase è indispensabile per preparare l’organismo ai carichi più impegnativi che verranno somministrati nei mesocicli successivi, prevenendo infortuni o altre possibili cause di disallenamento.


Verso Marzo-Aprile è indicato somministrare carichi che introducano un sensibile aumento dell’intensità, con lo scopo di direzionare i workout verso la stimolazione dei meccanismi energetici anaerobici.


A Maggio, in prossimità della stagione estiva, si può procedere con un incremento del volume, anche con lavori di fondo che mettano pienamente in gioco l’aerobia; gli allenamenti di forza sono certamente importanti, ma sono la resistenza e la velocità a rappresentare le principali capacità condizionali che per un lifeguard risultano essenziali durante un intervento in acqua.


La stagione lavorativa può durare anche oltre tre mesi, per questo motivo è necessario introdurre un concetto di mantenimento che impedisca il de-training, altrimenti si rischierebbe di perdere gli adattamenti fisiologici guadagnati con sudore nei mesi precedenti.


Naturalmente è da tener conto il problema di dover far conciliare il lavoro con l’allenamento, cosa che dipende soprattutto dalle condizioni lavorative del singolo operatore.

Per fare ciò è innanzitutto necessario che vengano rispettate la condizioni contrattuali del lavoratore, permettendo adeguati riposi, turni ed ore di servizio, in modo che il lifeguard possa recuperare le energie ed avere del tempo libero anche da dedicare all’allenamento.


In linea di massima le società più virtuose che gestiscono servizi di salvataggio garantiscono un'ora al giorno di allenamento fisico-tecnico per gli addetti in servizio che è compresa tra le ore di lavoro retribuite; in genere durante la stagione questo lasso di tempo dedicato all’allenamento o all’addestramento è posto a inizio o fine giornata.


 

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