• Davide Gaeta

Termini tecnici per ANALIZZARE UNA SPIAGGIA

Aggiornamento: 22 feb

La spiaggia è l'ultimo tratto di mare, non il primo di terra

Con questa citazione tratta da un noto manuale del settore apro questo articolo in cui ho deciso di trattare, in maniera analitica, gli elementi che compongono e vanno ad identificare questo particolare ambiente della Natura.

Alcuni termini sono noti, ma a volte usati in maniera scorretta (o ingenuamente come sinonimi), altri sono sconosciuti. Analogo discorso vale per quegli elementi naturali di questo ambiente che ci sono sempre passati scontati sotto gli occhi, e dei quali raramente ci siamo posti il quesito della loro essenza e funzione.

La prima cosa da chiarire è che il termine "spiaggia", che indica dei depositi di sabbia o ghiaia, comprende sia la parte emersa (arenile) che la parte sommersa.

Precisamente la spiaggia è delimitata in acqua dal piede della spiaggia, zona di transizione da sabbia a fango, e a terra dal livello più interno raggiunto dalle onde di tempesta.


I sedimenti che la compongono provengono principalmente dai bacini idrografici dei fiumi, sommati a quelli dovuti all'erosione della costa. Un ulteriore contributo, inoltre, è dato da gusci e scheletri di organismi marini.


Mentre le particelle più fini restano in sospensione, l'acqua abbondona i sedimenti più grossolani oppure vengono trasportati dalle correnti costiere, per poi andare a depositarsi formando appunto le spiagge.

La forma e la dimensione dei ciottoli dipendono da quella originaria, quando si sono staccati dalla roccia madre. Per questo motivo si passa da spiagge sabbiose a sabbie ciottolose, con una classificazione (scala di Wentworth) basata sulla granulometria, ossia la dimensione dei sedimenti, considerando i processi di usura e selezione che avvengono durante il trasporto fluviale.


Quest'ultima è sempre inversamente proporzionale alla pendenza del fondale, chiamata declivio.


Sulla base di ciò esistono spiagge a lento declivio:

  • piatte, come quelle tipiche della costa Adriatica, dove una grande zona di secca, detta terrazza, permette di stare in piedi anche a centinaia di metri a largo;

  • beach break, tipiche spiagge sabbiose che presentano le condizioni adatte al surf, e dove si formano le correnti di ritorno;

Mentre un gradiente più accentuato identifica le spiagge a rapido declivio:

  • ripide, dove il fondale diventa rapidamente profondo, e in condizioni di mare formato si presentano fenomeni come l'undertow;

  • ripidissime, dove l'area dei frangenti si riduce ad un unico impetuoso frangente, come nel caso delle falesie, pareti quasi verticali dove l'onda viene riflessa e tipiche di un fondale immediatamente profondo.

Bene fare un cenno anche al termine point break (punto di rottura dove l'onda all’improvviso trova basso fondale, condizione particolarmente ricercata nella disciplina surfistica), in genere un fondale roccioso chiamato anche rock break, mentre il reef break è un fondale composto di barriera corallina; si parla, invece, di artificial break quando le onde si infrangono contro barriere artificiali.


 

La spiaggia si modella in modo da dissipare efficacemente l'energia del moto ondoso.

Come abbiamo capito, con l'aumentare della pendenza si passa da domini dissipativi (con spiagge ampie e piatte, formate da sedimenti molto fini, ed una vasta area a dei frangenti) a domini riflettenti (con spiagge strette e ripide, formate da sedimenti grossolani, con pochi frangenti impetuosi dove parte dell'energia liberata viene riflessa verso il mare aperto).


Poi ci sono spiagge intermedie che possono avere diverse configurazioni:

  • con barra lungocosta, dove le onde si rompono due volte;

  • a forme ritmiche, dove le onde diminuiscono e i banchi si avvicinano;

  • a barre trasversali, dove più banchi si fondono tra loro;

  • a terrazzo, dove i canali si riempiono di sabba, andando a formare montagnole vicino alla riva.

C'è poi un'altra osservazione da fare, relativa al ciclo delle stagioni: le onde delle mareggiate invernali potrebbero ridurre la spiaggia ad una striscia striminzita (profilo invernale), mentre le dolci onde estive l'andranno a ripopolare di granelli (profilo estivo).

Ricapitolando i concetti espressi, possiamo affermare che: 1 - le onde mescolano la sabbia che le correnti portano via; 2 - più è grossolano il sedimento, più ripida e stretta sarà la spiaggia 3 - le grandi onde trasportano la sabbia a largo, quelle piccole la riportano indietro
 

Il litorale è la zona costiera influenzata dal moto ondoso, e si divide in tre zone significative:

  • Backshore è la zona che va dalla linea di riva fino alla parte più interna dell'arenile;

  • Nearshore è la zona che va dalla linea di riva fino a dove iniziano a verificarsi i frangimenti. Si divide a sua volta in: Breaker zone, Surf zone, Swash zone.

  • Offshore che va dalla fine della zona dei frangimenti fino al limite della piattaforma continentale.

 

La battigia è quella parte di spiaggia alternamente raggiunta dall'acqua all'arrivo di ogni onda; viene comunemente (e impropriamente) detta anche bagnasciuga.


La costa è la linea di confine tra il mare e la terraferma, e in base alla sua conformazione si possono identificare:

- promontorio (capo), sporgenza montuosa della costa che si protende nel mare

  • penisola, estesa sporgenza di terra circondata per lo più da acqua e collegata alla terraferma soltanto da un lato;

  • istmo, sottile lingua di terra bagnata su entrambi i lati da ingenti masse d'acqua;

- insenatura, braccio d'acqua che si avanza entro terra costeggiato da alte sponde

  • baia, insenatura costiera poco estesa con un'imboccatura particolarmente stretta (quelle molto piccole formano le pocket beach molto apprezzate dai turisti);

  • golfo, tratto che penetra in modo più o meno accentuato, con profondità prevalentemente non elevate, ad eccezione di casi come i fiordi.

- laguna, bacino acqueo separato dal mare da un cordone litorale interrotto da bocche di accesso.

 

La spiaggia può presentare il famoso scalino, chiamato berma ordinario, scavato dalla potenza del moto ondoso. In realtà possono essercene diversi, quello più lontano dalla battigia si chiama berma di tempesta ed è forgiato dalle mareggiate più impetuose.


Sulla superficie dell'arenile il vento forma delle ondulazioni di sabbia, i wind ripple marks, increspature cicliche disposte ortogonalmente alla direzione del vento.


L'accumulo di sedimento sabbioso di origine eolica dà forma alle dune, quali presentano:

  • lato anteriore (lato sottovento o sottocorrente), orientato verso la direzione di movimento della duna, con pendenza più accentuata;

  • lato posteriore (lato sopravvento o sopracorrente), orientato verso la direzione di provenienza del vento, con pendenza molto più bassa.

Indipendentemente dalla direzione del vento, le dune disposte sempre parallelamente alla riva.


Sfruttando gli elementi poc'anzi descritti, il profilo di una spiaggia si potrebbe suddividere in questo modo:

  • spiaggia emersa, dalla battigia alle dune;

  • spiaggia intertidale, tratto bagnato soltanto con l'alta marea;

  • zona del surf, area in cui le onde si trasformano in frangenti;

  • spiaggia sommersa, zona dove le onde riducono la velocità e aumentano di ampiezza (shoaling).

Per approfondire ulteriormente le tematiche trattate in questo articolo vi consiglio di leggere il libro Granelli di Sabbia del Prof. Enzo Pranzini
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