• Davide Gaeta

I pericoli della COSTA ARTIFICIALE

La nostra nazione vanta oltre 8.000 chilometri di costa, e la maggior parte di questi oggi non presentano la loro conformazione naturale originale, bensì sono stati modificati dall'installazione di strutture antropiche.

Siamo abituati a vedere linee di scogli artificiali, e indicativamente sappiamo tutti che servono a proteggere la costa dall'erosione o a tutelare le edificazioni costiere dalle mareggiate.

Sull'ecosostenibilità e la funzionalità di queste strategie spesso si pongono dei dubbi, ma quello che è certo è che che queste installazioni non nascono col compito di salvaguardare la balneazione, anzi sovente creano dei nuovi pericoli che sarebbe bene conoscere.

SEA-WALL

Strutture radenti alla costa che la vanno a rafforzare, proteggendola in maniera diretta dai marosi. Non alterano i rischi di una persona mentre è in acqua, ma vanno sicuramente a modificare quella che sarebbe stata l'entrata, e l'uscita.




PENNELLI

Queste strutture, poste in serie, modificano in maniera radicale la conformazione della spiaggia, infatti la longshore current crea un accumulo di sabbia dal lato sopraflutto (insabbiamento), andandola a prelevare dal lato sottoflutto (erosione).


In condizioni di mare formato, quando l'acqua che scorre lungo la costa trova questo ostacolo tende a tornare verso il largo lungo il pennello, formando una sorta di rip current.

Oltre a venir trascinati, si aggiunge il pericolo di essere spinti dai frangenti con violenza sui scogli.


PENNELLI SEMIPERMEABILI

Palizzate che non occludono totalmente il flusso sedimentario. In presenza di moto ondoso potrebbero comportarsi come quello che in fiume viene chiamato colino: le masse di acqua passano, ma i corpi ingombranti (come quello di una persona), restano bloccati, schiacciati dall'acqua sui pali, comportando, oltre al rischio di annegamento, quello di un potanziale politrauma.

BARRIERE FRANGIFLUTTI

Emersa o soffolta (nascosta sotto la superficie dell'acqua), questo tipo di struttura permette al moto ondoso di dissipare l'energia dei suoi frangenti prima di impattare sulla costa.

Fungendo da vera e propria "barriera" l'acqua viene frenata, rendendo la zona all'interno relativamente protetta e calma, e apparentemente sicura per la balneazione anche in condizioni di mare formato.


Il fatto però è che l'acqua in ogni caso penetra all'interno, alle volte tracimando le stesse barriere (overtopping), e tutta questa quantità di liquido, per mantenere l'equilibrio fluidodinamico, tornerà verso il largo utilizzando i varchi, ossia gli spazi interposti tra una barriere e l'altra.

Ne consegue che in prossimità di queste aperture si crea una forte corrente che trascina fuori dalle scogliere, portando un bagnante in poco tempo in una zona di forti marosi che se non bastasse potrebbero spingere il malcapitato sugli scogli: questa infatti è detta condizione di non-ritorno, proprio perché a nuoto è molto difficile riuscire a rientrare attraverso il varco. Il soccorso in questi casi deve essere effettuato con un mezzo a motore (ad esempio la moto d'acqua), ma in ogni caso la prevenzione resta

Un altra cosa da tenere in considerazione è che in determinati spot il ricircolo dell'acqua viene talmente limitato da creare delle vasche di acqua stagnante, andando ad abbattere la qualità dell'acqua, e quindi la balneabilità.





0 commenti

Post recenti

Mostra tutti