• Davide Gaeta

Il soccorso nel BIG WAVE RIDING: intervista a Francisco Porcella

A tutti è capitato di vedere in televisione, o su internet, i video dei surfisti che cavalcano le onde giganti dell'oceano. E tutti ci siamo chiesti "ma come fanno a prenderle?"...e soprattutto "che succede se le cose vanno storte?".

Francisco Porcella è noto nel settore per essere uno dei più talentuosi a surfare onde giganti nel mondo, e in Italia è anche noto alle masse per aver partecipato a diversi programmi televisivi (Pechino Express, Ballando con le Stelle, Che tempo che fa, Le Iene, ecc).

Con questa intervista andiamo a vedere gli interessanti aspetti tecnici che ruotano attorno ad assistenza, sicurezza e soccorso durante l'attività del Big Wave Riding.

Che cos'è il Big Wave Riding, come nasce e come è strutturato?

"Cavalcare onde giganti" è una disciplina che nasce dal surf in posti dove in alcuni periodi dell'anno ci sono onde molto grandi (Hawaii, California, Portogallo, ecc), ed è un evoluzione estrema del surf tradizionale.

Rispetto al take off (partenza) di una surfata classica, per poter surfare onde di queste dimensioni è indispensabile farsi trainare da una moto d'acqua. Ci descrivi nel dettaglio come funziona questa tecnica detta tow-in surfing?

Esistono due modi per surfare onde giganti, soprattutto in base alla loro altezza:

- dagli 8 ai 13 metri circa si rema a braccia su tavole molto lunghe chiamate "gun", e su questi modelli viene utilizzato il leash, il classico cavetto che collega la tavola alla gamba del surfista;

- su altezze superiori la nostra forza non basta, e viene utilizzato il "tow-in", ossia una moto d'acqua ci traina con un cavo per poter arrivare alla stessa velocità di queste onde, velocità che con l'acqua in movimento diventa molto difficile da calcolare.


Per questa tecnica che tipo di moto d'acqua viene impiegata e quali sono le competenze specifiche che deve possedere il pilota?

Vengono impiegate moto d'acqua con grosse cilindrate (dai 1.500 in su), in genere SeaDoo e Yamaha. Il pilota è praticamente un altro surfista che si è allenato in queste situazioni, e quindi c'è una preparazione dietro specifica.


I Big Wave Surfer indossano come PFD (Personal Flotation Device) un lifevest gonfiabile molto particolare. Dicci tutto su questo device:

Si tratta di un giubbottino dotato di 4 o 6 cartucce di CO2 (anidride carbonica), attivabili con delle spolette, al fine di poter gonfiare il device istantaneamente.

Viene utilizzato quando un'onda ti scaraventa sott'acqua, a diversi metri di profondità: il surfista che lucidamente lo attiva ha la possibilità di riportarti a galla in pochissimi secondi, e non restare intrappolato a diversi metri sotto la superficie.

Questo device ha sicuramente alzato il livello del Big Wave Surfing.


Oltre alla moto d'acqua per il tow-in, fondamentale è anche quella di assistenza, e soprattutto la capacità di chi la conduce. Parlaci di questa figura, che competenze deve avere per fare quel tipo di attività?

Il rider è sempre dell'ambito. Un po' prima della stagione si fa sempre allenamento con la moto, a lavorare in quelle condizioni, risalire le schiume, e le tecniche di recupero.

Dietro la moto è presente la classica barella da moto d'acqua da salvataggio.

Dopo una caduta, il surfista deve essere tempestivamente recuperato dalla moto, manovra che viene chiamata "pick up". Il surfista può essere issato a bordo in due modi:

  • il pilota della moto, con rapidità e senza spegnere il mezzo, afferra un braccio del surfista e lo accompagna sulla barella;

  • viene lanciata una sagola con un salvagente, quale viene afferrato dal surfista per poi essere recuperato.

Nella sua formazione il rider acquisisce e addestra anche nozioni sul primo soccorso (rianimazione cardio-polmonare, gestione del trauma, ecc).

Come è strutturata tutta l'organizzazione di assistenza e soccorso per un allenamento o evento di big wave surfing?

Durante le mareggiate vengono impiegate dalle 5 alle 10 moto d'acqua impegate esclusivamente per il safety, quindi oltre a quelle per il tow-in.

Nella gare di coppa del mondo ci sono fino a 15 moto d'acqua, ed ogni squadra ha una propria moto d'acqua con il rider che fa parte del team.

A terra naturalmente è prevista un' equipe per l'assistenza sanitaria.

Le moto d'acqua sono sempre in contatto via radio tra loro, col personale di terra e con altre unità nautiche che vengono poste a largo in zone protette.

Una volta travolto da una grande onda, il surfista viene spinto e "schiacciato" sott'acqua, anche a diversi metri di profondità. Pensi che delle competenze apneistiche, sia per l'interruzione della respirazione che per la compensazione del timpano, possano essere utili per il surfista?

Sì, sicuramente! Innanzitutto la tranquillità che riesce a trasmetterti l'apnea ti aiuta a muoverti in maniera più consapevole quando le onde ti portano sotto.

Ci sono diversi allenamenti specifici in piscina, oltre all'apnea statica.

Ad esempio la simulazione di un'onda che ti frulla: una persona ti spinge sotto, ti fa fare varie capriole sott'acqua, e quando riemergi ti ritira di nuovo sotto dal leash, facendoti fare un'altra "lavatrice".

Questi esercizi ti permettono di acquisire una tranquillità mentale quando finisci sott'acqua, perché l'hai "già fatto" più volte.

Per quanto riguarda la compensazione del timpano è da precisare che purtroppo un'onda ti scaraventa di colpo diversi metricubi di acqua addosso, e quindi e come se ti trovassi in pochi secondi anche a -10m. di profondità, e quindi non è facile effettuare la compensazione in così breve tempo e in quelle condizioni.


Nel libro "Surf & Salvataggio" di Jonan Etxebarria vengono raccontati alcuni duri episodi avvenuti a big wave riders. A tuo parere quali sono gli incidenti più diffusi e quelli più gravi in questa attività?

L'incidente più diffuso è colpire la tavola durante un wipeout (caduta).

Un altro incidente nasce nel momento in cui il rider della moto d'acqua ti travolge, cosa che può succedere se calcola male gli spazi o i tempi.

E poi c'è da considerare gli impatti su scogli o sulla barriera corallina.

Pensi che per quanto riguarda la sicurezza si possa fare qualcosa per aumentare il livello attuale (formazione, procedure, strumenti, ecc)?

Si può sempre essere più pronti certo, però c'è da ammettere che già negli ultimi cinque anni siamo riusciti ad arrivare ad un protocollo di sicurezza elevato, soprattutto negli spot più impegnativi: Nazaré in Portogallo, Maverick in California, le Hawaii e così via.

Tutto è seguito per filo e per segno, e tutte le persone in acqua sono pronte a gestire le situazioni peggiori.

Il Big Wave Risk Assessment Group è un pool di esperti che tiene corsi in tutto il mondo per fornire una preparazione su tutti i protocolli che ruotano attorno a questa disciplina. Ogni anno è sempre bene ripassare!

Il tuo take-home-message per chi ha intenzione di avvicinarsi a questo tipo di attività estrema Il surf è uno sport dove bisogna avanzare per gradi, e non si può pensare di buttarsi direttamente nel mondo delle onde grandi.

La progressione richiede preparazione atletica (inclusa l'apnea), e fare tanto surf, cercando di trovarsi a proprio agio su onde sempre più alte.

Tuttavia bisogna considerare che nel passaggio dalle onde piccole del surf tradizionale al Big Wave Surfing si finisce in tutto un altro mondo.

A mio parere la grossa differenza sta dalle onde di 5-6 metri alle onde di 10-12 metri: la potenza cambia drasticamente ed è importante in primis imparare a nuotare in queste condizioni, con la dovuta assistenza.



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