• Davide Gaeta

APNEA E INCIDENTI correlati alla disciplina

Negli anni ho seguito diversi corsi legati all'apnea, fino a diventarne un istruttore, e posso confermare che in tutti i livelli formativi l'argomento principe non è il respiro, l'attrezzatura o la tecnica: è la sicurezza.

L'apnea è una disciplina sportiva affascinante e meno pericolosa di quello che si può immaginare: basta evitare il fai-da-te da autodidatta, ma affidarsi ad una scuola, in primis per conoscere quali sono i rischi da evitare, ossia quelli che possono portare agli incidenti che vado a descrivere in questo articolo.


Incidenti legati all'aumento di pressione

Quando mettiamo da parte l'apnea dinamica in piscina, e ci spostiamo verso il mondo verticale del mare, dobbiamo mettere in conto una cosa importante di questo ambiente: la pressione che aumenta con la profondità.

La principale conseguenza sul nostro organismo durante la discesa sta nel fatto che tutte le cavità in cui è presente aria (gas) sono sottoposte a compressione, e di conseguenza, per evitarne l'implosione, vanno "compensate" immettendo altra aria.

Barotrauma del timpano

L'orecchio medio è quella parte del sistema uditivo che è posta tra il timpano e la finestra ovale. Oltre agli ossicini (martello, incudine, staffa) questa contiene aria, e come tutte le cavità aeree è sottoposta a pressione.

Per questo motivo, scendendo in profondità, tende a far introflettere il timpano, fino anche alla rottura. Fortunatamente per evitare ciò è possibile immettere aria nella cavità attraverso la tuba di Eustachio, un canale che collega l'orecchio medio alla rinofaringe.

La classica "tecnica del Valsalva" usata dai subacquei (tappa le narici e soffia) in apnea non funziona, se non nei primi metri, perché senza bombola ed erogatore l'aria nei nostri polmoni avrà una pressione sempre inferiore rispetto a quella esterna che aumenta con la profondità.

Per questo è necessario imparare ed approfondire tecniche di compensazione specifiche per l'apnea (frenzel, mouthfill, ecc)

Cosa fare per evitarlo: non tardare la compensazione in discesa, quale dovrà essere più frequente nei primi metri. Non bisogna mai arrivare a sentire dolore. Anche sentendo soltanto uno dei due timpani non compensato bisogna fermarsi, riprovare a compensare, e risalire in caso di problemi.

Barotrauma dei paranasali

Nel nostro cranio sono presenti delle cavità aeree, dette paranasali, che servono come cassa di risonanza per l'udito, e forse anche per alleggerire la testa.

Di norma si compensano autonomamente all'aumento della profondità, ma questo potrebbe non avvenire in caso di vie aeree congestionate, provocando un forte dolore alla fronte già ai primi metri della discesa.

Cosa fare per evitarlo: non immergersi in presenza di raffreddore, neanche usando decongestionanti.

Colpo di ventosa

Lo scopo della maschera è quello di intrappolare aria tra il volto e il vetro per garantire la possibilità di vedere sott'acqua. Anche quell'aria è sottoposta a pressione, e scendendo in profondità questa viene compressa, portando la maschera a schiacciarsi sul viso.

Per evitare questo è necessario immettere un po' di aria dalle narici per ristabilire l'equilibrio: per questo motivo le maschere da apnea hanno un volume aereo ridotto rispetto a quelle da sub.

Inoltre il cinghiolo esageratamente stretto porta la maschera ad aderire troppo alle narici, e durante i tentativi di far passare l'aria potrebbe avvenire una sofferenza detta "trachea squeeze".

Cosa fare per evitarlo: scegliere un modello di maschera adeguato al proprio volto e imparare a gestirne la compensazione. Gli atleti d'élite, nei tentativi di record, aggirano questo problema indossando specifiche lenti a contatto all'interno di occhialini allagati di acqua.

Incidenti legati allo spostamento di sangue

Immergendoci in profondità senza autorespiratore i nostri polmoni sono sottoposti a compressione. Teoricamente la gabbia toracica dovrebbe "implodere", ma grazie ad un fenomeno chiamato emo-compensazione (o blood-shift) l'organismo è capace di richiamare sangue (dalla milza, dalle periferie, ecc) e spostarlo verso le strutture polmonari: il sangue è un liquido, non un gas, e di conseguenza è incomprimibile.

Questo sistema fisiologico, utilizzato anche dai mammiferi marini, ha permesso all'uomo di raggiungere profondità sempre più elevate, grazie soltanto all'aria immagazzinata con l'ultimo respiro in superficie.

Naturalmente il corpo deve gradualmente adattarsi ad uno stress fisiologico del genere, aumentando sempre gradualmente le quote di profondità nelle diverse uscite in mare, soprattutto dopo lunghi periodi di disallenamento.

Emottisi

Tracce di sangue nella saliva o nell'espettorato, oppure l'emissione di queste attraverso la tosse, rappresentano la conseguenza di uno stress dell'apparato respiratorio.

Cosa fare per evitarlo: aumentare in maniera graduale e progressiva le quote, soprattutto dopo un lungo periodo di pausa dall'attività apneistica. Un consiglio è quello di evitare tecniche ventilatorie aggressive come il packing (gergalmente detto "carpa"), ossia quella respirazione glosso-faringea finalizzata ad immagazzinare forzatamente quanta più aria possibile, ben oltre i volumi naturali del polmone.

Edema polmonare

La presenza di liquido nei polmoni, che sia acqua o sia sangue, compromette lo scambio gassoso a livello alveolare, realizzando un forte discomfort respiratorio.

Questa evenienza è influenzata sia dalla performance (profondità raggiunta, problemi di compensazione, sforzi muscolari, contrazioni diaframmatiche, mancato riscaldamento), ma anche dalle condizioni dell'individuo (patologie, vizio del fumo, assunzione di droghe, ecc).

Cosa fare per evitarlo: oltre a quanto già detto, è bene sottoporsi ad una visita medica adeguata prima di praticare attività subacquee che includa anche la spirometria e altri screening specifici. Nelle ecografie l'edema è indicato da una zona bianca detta "linea B" o "cometa".

Incidenti legati alla carenza di ossigeno

Apnea significa "sospensione del respiro"; come si può facilmente intuire, questa è una condizione che porta nel breve tempo ad ipossia, ossia mancanza di ossigeno.

Le cellule del nostro organismo sopravvivono principalmente grazie ad un meccanismo energetico aerobico, ossia utilizzando l'ossigeno nel loro metabolismo.

In uno stato di carenza di questo elemento il nostro organismo attua una strategia decisionale, tutelando i tessuti più importanti che soffrirebbero la condizione ipossica: il tessuto nervoso e quindi le sue cellule, i neuroni.

Sulla base di questa scelta prioritaria vengono attivati dei sistemi di difesa che all'asciutto garantiscono la sopravvivenza, mentre in acqua diventano fatali in assenza di una persona che faccia assistenza.

Samba

Contrazioni muscolari involontarie, rapide, e improvvise che danno la sensazione a chi osserva che la vittima in quei pochi secondi stesse ballando in maniera scoordinata.

Si tratta della risposta all'ipossia da parte di alcuni centri di coordinamento motorio.

Cosa fare per evitarlo: in uscita dal tuffo non espirare bruscamente, anzi, meglio cercare di fare una piccola inspirazione per apportare un minimo di ossigeno ai tessuti. Importante all'uscita dare il segnale di "ok" al compagno o all'assistente.

Blackout

Normalmente una sincope (svenimento) è dovuta ad una riduzione improvvisa del flusso ematico cerebrale, mentre nel caso dell'apneista il sangue circola, ma è poco ossigenato.

Di conseguenza lo svenimento avviene perché la pressione parziale dell'ossigeno crolla al di sotto di una soglia limite.

Per questo si parla di black out, ossia "le funzioni non fondamentali vengono staccate", mantenendo attive le funzioni vitali di base (attività cerebrale, cardiaca e ventilatoria).

Questo avviene in genere durante la risalita, negli ultimi metri in prossimità della superficie; si dice che l'appuntamento è tendenzialmente previsto a quota -7m.

Cosa fare per evitarlo: togliere sempre dalla bocca lo snorkel prima dell'immersione, in modo da evitare un'espirazione forzata per svuotarlo dall'acqua al momento della riemersione. Conoscere i propri limiti è il sicuramente il modo migliore per evitare un blackout. In ogni caso è fondamentale che il compagno d'assistenza conosca bene i protocolli per gestire questa situazione, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista del primo soccorso.

Incidenti legati all'accumulo di azoto

L'accumulo di azoto in profondità non è solo un esclusiva del subacqueo che si immerge con le bombole, bensì anche l'apneista che esegue tutti profondi, e susseguiti da un inadeguato recupero in superficie, rischia incidenti simili alle classiche patologie da decompressione.

Taravana

In polinesiano significa letteralmente "cadere in pazzia". Era un' evenienza che accadeva alle Pescatrici Ama, storiche raccoglitrici di perle del Giappone.

Si tratta di uno stress neuronale dovuto alle sequenze di condizioni di ipossia, sommate all'accumulo di azoto da smaltire (infatti è detta la "Malattia di Decompressione dell'Apneista").

Cosa fare per evitarlo: il tempo di recupero in superficie deve essere almeno 3-4 volte superiore al tempo di immersione (divetime). Un buon consiglio è quello di alternare tuffi fondi a tuffi meno impegnativi, ed idratarsi sempre bene.

Narcosi

Nella subacquea con le bombole è nota la SNAC (Sindrome Narcotica da Aria Compressa), detta anche "effetto Martini", visto che l'accumulo di azoto presente nell'aria sotto pressione inspirata dalla bombola in profondità fornisce una sensazione simile a quella dello stato di ebbrezza.

Se è vero che l'apneista non respira aria sotto pressione, visto che la sua unica inspirazione avviene in superficie, è anche vero che durante tutta la discesa non ha la possibilità di effettuare atti ventilatori e quindi di ricambiare il gas in circolo.

Il problema della narcosi, che nel subacqueo si risolve semplicemente risalendo di qualche metro di quota e respirando a pressioni inferiori, nell'apneista si risolve soltanto al rispristino della ventilazione, il che significa che permane per tutta la durata della risalita, fino alla superficie. Il celebre apneista Guillaume Nery ha girato addirittura un lungometraggio sulle visioni che ha avuto durante le allucinazioni dovute alla narcosi.

Cosa fare per evitarlo: in realtà gli apneisti subiscono la narcosi d'azoto verso i -100m. (e quindi è un problema soltanto degli atleti d'élite nelle loro performance), mentre si subacquei avviene attorni i -30/-40m.

Incidenti legati al riflesso d'immersione

Quando immergiamo il volto, tramite il nervo trigemino si attivano una serie di adattamenti fisiologici che ricordano un po' al nostro corpo il periodo pre-natale, quando era immerso nel liquido amniotico.

Si abbassano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, il sangue si centralizza, e prevale un meccanismo energetico anaerobico: si riduce la necessità di ossigeno.

Questo è facilmente dimostrabile dal fatto che tendenzialmente riusciamo a trattenere il respiro per più tempo in acqua, anziché a secco fuori dall'acqua.

Sincope da diving reflex

Immergersi di colpo in acqua può portare ad un malore, quello che erroneamente durante la stagione balneare viene identificato come "congestione".

Questo è aggravato da:

  • immersione rapida con tuffo di testa

  • forte differenza di temperature tra corpo accaldato ed acqua fredda

  • patologie pregresse di carattere cardiovascolare

Cosa fare per evitarlo: entrare in acqua gradualmente, bagnando la testa, i polsi, le ascelle e facendo abituare l'organismo all'ambiente prima di compiere sforzi.

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