• Davide Gaeta

I PIANI COLLETTIVI di salvataggio

Aggiornato il: 7 dic 2020

In Italia la tendenza del sistema di salvataggio prevede che ogni stabilimento balneare provveda autonomamente ad avere uno staff adibito alla sorveglianza della balneazione, con un numero minimo di unità previsto dalle Ordinanze di Sicurezza Balneare delle Capitanerie di Porto (in genere un operatore ogni 80/100 metri di fronte mare).

Questo comporta a creare squadre "isolate" tra loro, non in contatto, e spesso purtroppo c'è da ammettere che un operatore non conosce neanche il nome del collega della spiaggia limitrofa.


Indipendentemente dal fatto che è fondamentale fare teambuilding anche con i colleghi appartenenti agli altri stabilimenti (visto che il salvataggio è un azione di squadra e non individuale), l'ideale sarebbe avere un unico grande team, in contatto costante, che vigili con mezzi e postazioni sull'intera fascia costiera, comprendendo sia gli arenili degli stabilimenti balneari che le spiagge libere.

Questa realtà viene adottata in alcune zone di Italia, e tanto all'estero, e viene denominata Piano Collettivo di Salvataggio, sistema diffuso dagli anni'70 in Romagna e sviluppato a fine '90 anche sul Tirreno, soprattutto in Toscana.


Il PCS è un accordo tra stabilimenti balneari e Amministrazione Comunale che con l'approvazione della Capitaneria di Porto affidano l’organizzazione del servizio di salvamento ad un unico soggetto professionale.

Questo sistema comporta vantaggi per:

- gli stabilimenti balneari che potranno delegare un servizio delicato come il lifeguarding ad un soggetto competente espressamente in materia, potendosi dedicare a pieno regime all'aspetto turistico-ricreativo su cui è fondato il corebusiness della struttura;

- le Amministrazioni Comunali che riescono a tutelare le spiagge libere con gli stessi standard dei privati;

- la Capitaneria di Porto che fissa le stesse linee generali del PCS e che può identificarsi in caso di necessità con un unico soggetto che abbia il controllo diretto della sorveglianza balneare e probabilmente in possesso anche di mezzi nautici con cui supportare determinate richieste pervenute al 1530;

- i lifeguard che potranno lavorare in unico grande team, incrementando il livello di sicurezza, ricevendo maggiore tutela della loro identità professionale e rendendo il lavoro ancora più accattivante;

- i bagnanti ai quali viene garantito un unico standard, su tutta la fascia costiera, per la loro sorveglianza.


Senza dubbio è un sistema che andrebbe incentivato e diffuso su tutta la fascia costiera, convogliando, col supporto di consorzi ed associazioni di categoria, anche i Comuni e i concessionari ad oggi meno disposti.


Approfondimenti:

http://www.gnrac.it/rivista/Numero28/Articolo_9.pdf


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