• Davide Gaeta

Come superare la PROVA IN ACQUA DEI VIGILI DEL FUOCO

Aggiornamento: 20 lug

Non molti sanno che tra le varie esperienze professionali navigate c'è anche quella di aver vissuto e superato, diversi anni fa, il concorso di accesso al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. In quel periodo ho avuto anche modo di preparare altri corsisti alla prova in acqua, la mia specialità, cosa che faccio tutt'oggi per coloro che hanno bisogno di aiuto al fine di superare questo step dell'iter concorsuale.

 

A chi è rivolta?

La prova motorio-attitudinale è rivolta a coloro che hanno superato la prova pre-selettiva del concorso di accesso oppure ai vigili "discontinui" che devono passare a "permanenti" attraverso il processo di stabilizzazione.

Questa prova consiste in più moduli che vanno a valutare equilibrio, forza, coordinazione, reazione motoria, resistenza e acquaticità; naturalmente mi dedicherò a trattare proprio quest'ultima.

 

Dove si svolge?

Quando il candidato viene convocato, la prova di valutazione dell'acquaticità è il terzo modulo che viene svolto durante la giornata.

Il test viene somministrato presso l'impianto natatorio della Scuola Centrale Antincendi sita a Roma, in località Capannelle. Non si tratta di una classica piscina, bensì di una vasca profonda, utilizzata per l'addestramento dei sommozzatori, dettaglio ambientale che può influire anche sulla prova presa in considerazione.

 

In cosa consiste?

Sostanzialmente il candidato al segnale di partenza deve tuffarsi in acqua, nuotare un tratto iniziale in superficie, un tratto intermedio in apnea sott'acqua e un tratto finale nuovamente in superficie, percorrendo complessivamente 25 metri, ossia la lunghezza di una classica piscina semi-olimpionica.


Il tratto intermedio da percorrere sott'acqua è segnalato da una serie di cinque ostacoli posti rispettivamente dai 9 ai 17 metri dalla partenza.

 

Protocollo di esecuzione

La prova si svolge indossando un normale costume; sono consigliati ovviamente gli occhialini e se necessario anche il nose-clip.

  • Al comando "al posto" il candidato si pone in piedi sul bordo vasca; segue il comando "pronto" con cui il candidato distende le braccia davanti a sé; infine al comando "via" il candidato fa un grosso passo ed entra in acqua verticalmente: parte il cronometro e inizia la prova;

  • il candidato in acqua assume rapidamente la posizione orizzontale e nuota in posizione prona percorrendo una distanza di 9 metri;

  • a quel punto si immerge sott'acqua e supera in apnea gli ostacoli posti fino ai 17 metri;

  • riemerge e nuota nuovamente fino al termine dei 25 metri.

Per superarla è necessario eseguire la prova in massimo 35 secondi per gli uomini e 37 secondi per le donne, pena la non ammissione. Per i rispettivi sessi bisogna invece concludere la prova sotto i 19 e 21 secondi per acquisire il miglior punteggio.

 

Dettagli ambientali da considerare

  • Gli ostacoli utilizzati sono quelli classici da nuoto per salvamento: sono alti 70 centimetri, motivo per cui non serve andare sott'acqua oltre un metro di profondità, né tantomeno restare troppo in superficie andando così a strusciare con la schiena sugli ostacoli (nota bene: entrambe le cose sono permesse dal regolamento, ma sono svantaggiose!).

  • Come già anticipato, la piscina si differenzia da quella classica in cui la maggior parte di noi ha nuotato poiché ha un ampio tratto molto profondo. È improbabile disorientarsi lateralmente poiché la linea guida blu sul fondo è ben visibile, tuttavia, nella parte in apnea si potrebbero avere difficoltà a capire bene di quanto ci si è immersi, per poi trovarsi confusi nella risalita.

In una prova che si gioca su pochi secondi il mancato adattamento ad un impianto diverso da quello in cui ci si è abitualmente allenati può togliere secondi, e quindi punteggio, all'esito finale rispetto alle aspettative.

 

Difficoltà

Spesso capita che l'aspirante pompiere non abbia problemi nelle altre prove motorie a secco e che possieda oltretutto particolare attitudine nelle varie attività operative tipiche del Vigile del Fuoco; invece proprio la prova in acqua si palesa come un grosso intralcio. Lo conferma il fatto che non mancano i bocciati proprio alla sessione in piscina!


Molti aspiranti pompieri in questa situazione lamentano il fatto che loro con l'acqua per lavoro non ci avranno mai a che fare, tuttavia, mi preme precisare che già da anni il CNVVF, in tema di contrasto al rischio acquatico, durante il percorso formativo iniziale prevede anche il corso di Autoprotezione in Ambiente Acquatico (ATP) per tutto il personale.

I problemi del candidato rispetto alla prova in acqua possono manifestarsi a diversi livelli, che per essere risolti richiedono iter specifici e differenti:

  1. il candidato non sa nuotare;

  2. il candidato non sa andare sott'acqua;

  3. il candidato impiega troppo tempo.

  • Nel primo caso è necessario comprendere a che grado si manifesta la difficoltà (ha paura di tuffarsi? di stare in acqua? dell'acqua fonda? di andare sott'acqua?) e l'unica soluzione è fare con enorme anticipo lezioni private one-to-one con un bravo istruttore di nuoto che sia capace di insegnare a nuotare ad un adulto.

  • Nel secondo caso il soggetto non ha paura ad andare sott'acqua, ma ha delle difficoltà, quali possono essere legate all'assetto (non riesce a restare in profondità e tende sempre a tornare a galla), alla tecnica di nuotata subacquea (non sa come si nuota correttamente sott'acqua) o alla capacità di apnea (non riesce a trattenere il respiro per tutto il tratto richiesto dalla prova). Consiglio di leggere le indicazioni che fornisco in questo mio articolo dove spiego come fare una vasca in apnea, anche se in questo caso la prova richiede un tratto subacqueo inferiore.

  • Nel terzo caso bisogna scomporre lo schema della prova per analizzare singolarmente e migliorare tutti gli elementi tecnici che compongono la prestazione, andando a lavorare soprattutto su quegli aspetti che allo stato attuale inficiano negativamente sulla qualità della performance.

 

Considerazioni personali

Veniamo al dunque. Prima di fornire indicazioni tecniche mi preme esprimere qualche considerazione in merito a quanto visto fare da candidati ed allenatori durante il percorso di preparazione alla prova.

Purtroppo in genere queste persone si affidano a normali istruttori di nuoto che non fanno nient'altro che assegnargli delle schede di nuoto classiche, con ripetizioni, serie e recuperi.

La cosa ancora peggiore è che spesso vengono assegnate schede con attività di volume (tante vasche) che servono a poco per una prova che è basata sull'intensità (una sola vasca veloce!).

La questione più grave è che non viene messo proprio in conto l'aspetto tecnico del test:

la prova in acqua dei Vigili del Fuoco non è una classica gara di nuoto! Ci sono degli elementi tecnici ben precisi che se non vengono preparati rendono inutile tutta la preparazione atletico-natatoria.

 

Indicazioni tecniche

La prova deve essere analiticamente scomposta in otto fasi poste in sequenza che devono essere analizzate e preparate singolarmente:

  1. preparazione all'ingresso in acqua;

  2. ingresso in acqua;

  3. recupero della posizione orizzontale;

  4. nuotata di superficie;

  5. capovolta per l'immersione;

  6. nuotata subacquea;

  7. recupero della superficie;

  8. sprint finale.

Soltanto lavorando individualmente su ogni elemento tecnico è possibile raggiungere i cosiddetti marginal gains che ci permettono di risparmiare qualche secondo di qua e qualche secondo di là, fino ad ottenere nella somma una prova globale con un tempo notevolmente migliorato.


1) Preparazione all'ingresso in acqua - Come avviene già nel mondo dello sport agonistico bisogna prepararsi mentalmente alla prova, immaginando tutta la sequenza di ciò che si farà in acqua. La prova deve essere svolta prima nella propria mente, come se fosse reale. Il consiglio è inoltre quello di simulare durante gli allenamenti il protocollo di esecuzione della prova, partendo dal togliersi l'accappatoio, indossare gli occhialini, seguire l'iter dei comandi che verranno chiamati realmente dallo starter.

2) Ingresso in acqua - È richiesta categoricamente una tecnica ben precisa che per quanto possa assomigliare al salto planato del salvamento o al passo del gigante della subacquea non è nessuno dei due!

L’entrata in acqua richiesta va effettuata tenendo le braccia distese in avanti, compiendo un grosso passo e lasciando cadere il corpo in posizione verticale.

Se non eseguita correttamente il candidato viene fermato dalla giuria, con la possibilità di ripetere la prova per un massimo di altre due volte.


3) Recupero della posizione orizzontale - Considerata questa scomoda partenza, quale non fornisce alcun vantaggio propulsivo rispetto a un classico tuffo, è necessario escogitare una tecnica per ripartire dall'acqua velocemente. Il consiglio è quello di dare un buon colpo di gambe-rana oppure una forte sforbiciata secca prima di iniziare la battuta di gambe.


4) Nuotata di superficie - Il candidato può nuotare con qualsiasi tecnica, ma obbligatoriamente in galleggiamento prono. Ovviamente il consiglio scontato è quello di nuotare in crawl (stile libero).

Dovendo nuotare pochi metri sarebbe bene limitare il numero di respirazioni, ma anche considerare che dopo è presente una fase subacquea. Per questo motivo l'obiettivo sarà quello di ridurre il numero di atti ventilatori in base alle proprie necessità metaboliche individuali. Come recita un noto detto: "Il diavolo si vede nei dettagli!"


5) Capovolta per l'immersione - È da come ci immergiamo che dipende il nostro assetto per il resto della prova. Se l'ingresso subacqueo viene fatto male sarà difficile o dispendioso riuscire a rimanere sotto gli ostacoli per tutto il tratto richiesto.

Per andare sott'acqua normalmente consiglierei la "capovolta a raccolta" tipica dell'apnea, ma trattandosi di una prova di rapidità l'indicazione è quella di usare la tecnica che gli atleti di salvamento agonistico usano per superare gli ostacoli, ossia accompagnare con vigore l'ultima bracciata che va a guidare il corpo verso il basso, flettendo il busto.


6) Nuotata subacquea - La maggior parte di coloro che hanno problemi in questa fase pensano di risolverli respirando meglio, rilassandosi o altre boiate inutili. Signori, si tratta di fare otto metri sott'acqua, non un record di apnea statica! La verità è che il motivo per cui si è lenti o si va in fame d'aria non è legato alla ventilazione o al fabbisogno di ossigeno, è legato alla tecnica di nuoto sbagliata.

Sott'acqua, senza pinne, si nuota in un modo ben preciso: con la tecnica della "rana a due tempi", tecnica usata dagli apneisti nelle competizioni DNF (Dynamic No Fins) e che differisce dalla rana di superficie.

Siccome in questo caso c'è anche la necessità di farli veloci quei pochi metri il consiglio è quello di aggiungere una gambata-delfino durante la fase propulsiva della bracciata.


7) Recupero della superfice - Non è possibile concludere la prova in apnea, bensì è previsto tornare in superficie per nuotare il tratto finale. Per questo motivo non bisogna farsi ingannare dalla profondità della vasca e cercare di nuotare leggermente sotto gli ostacoli. Il ritorno in superficie non deve essere verticale, ma diagonale, sfruttando l'angolo più vantaggioso.

8) Sprint finale - Il mio consiglio è di fare un unico atto ventilatorio dopo la fase di apnea per poi percorrere gli ultimi otto metri nuotando come un infuriato. Sulla linea dei 25 metri è posto un dispositivo di cronometraggio che, una volta toccato dal candidato, blocca il conteggio del tempo.

 

Indicazioni sull'allenamento

Il mondo delle scienze motorie divide le capacità coordinative connesse al controllo del movimento dalle capacità condizionali legate alla condizione fisica (forza, velocità, resistenza).

Mi soffermo su queste ultime ricollegandole alla prova presa in oggetto.

Il test non è una prestazione di endurance perché non si tratta di nuotare diversi chilometri. È senza dubbio una prova di intensità poiché l'obiettivo è nuotare pochissimi metri ad alta velocità.

Per questo motivo è poco sensato fare allenamenti di fondo, dove si bada soltanto a quante vasche fare o ai tempi di recupero tra una ripetuta e l'altra.

Bisogna allenare lo sprint! Dal punto di vista metabolico non è predominante la componente aerobica, bensì bisogna allenare la componente anaerobica, in particolar modo quella alattacida.

Per questo motivo, dopo un periodo di adattamento cardiovascolare, gli allenamenti devono mirare a carichi di alta intensità e basso volume, ad esempio protocolli come lo storico fartlek o il più recente HIIT.

La prova non consiste nel fare tanto lentamente, ma è fare poco velocemente!

Per questo motivo non ha senso andare in piscina e farsi due ore di nuoto blando; questo fornirà una base aerobica utile, ma non esaustiva ai fini della prestazione richiesta.

 
Se anche tu sei un aspirante Vigile del Fuoco che ha bisogno di una mano per superare la prova natatoria ti invito a contattarmi tramite i miei canali social o scrivermi all'indirizzo davidegaetalifeguardtrainer@gmail.com
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