• Davide Gaeta

Le diverse tecniche di INGRESSO IN ACQUA

Aggiornamento: 24 gen

Durante i miei corsi ho sempre notato da parte degli allievi una certa difficoltà nella fase di ingresso in acqua. La convinzione spesso ci porta a credere che la parte difficile di una fase di soccorso sia uscire fuori dall'acqua, trascurando il fatto che i problemi cominciano già quando bisogna entrarci.

Le tecniche utilizzate nelle attività sportive, come quelli del nuoto (tuffi di testa) o della subacquea (passo del gigante o rotazione all'indietro dal gommone), hanno poca attinenza con le esigenze che un soccorritore acquatico può trovarsi ad avere durante un'ingresso di soccorso.

In particolare tanti aspetti tecnici dipendono dal punto in cui si entra in acqua e dalle attrezzature che si impiegano. In questo articolo descrivo alcune tecniche.

 

Stride Jump

Il salto frenato è un evergreen dei corsi di salvamento. L'operatore si posiziona in prossimità del bordo, per poi lanciarsi in acqua, saltando in lungo, in posizione leggermente piegata in avanti, con le gambe divaricate sul piano sagittale e le braccia aperte, pronte a chiudersi al contatto con l'acqua.

Questo salto goffo si pone l'obiettivo di entrare in acqua senza far immergere la testa e mantenendo il contatto visivo col pericolante.

La questione è che sono davvero pochi gli scenari reali in cui questa tecnica diventa applicabile. Questo perché:

  • l'acqua deve essere limpida, piatta e soprattutto profonda;

  • la piattaforma da cui ci si tuffa deve essere stabile.

Queste sono condizioni che raramente un lifeguard che lavora in spiaggia si trova davanti.

Uno dei pochi contesti potrebbe essere la piscina, dove di certo non è il tuffo a variare l'esito del soccorso (quindi inutile perdere tempo ad "affinarlo").


Se ti trovi già in acqua dai un calco o una sforbiciata per iniziare la nuotata (floating start).

 

Shallow dive

La tecnica più comune per un lifeguard è la planata partendo dalla spiaggia, che di conseguenza dovrebbe essere ben allenata, ma che invece viene totalmente trascurata dalle formazioni tradizionali.

Il progressivo declivio del fondale ci obbliga a passare gradualmente dai meccanismi motori terrestri (corsa, salto) a quelli acquatici del nuoto. Nella maggior parte dei casi esiste un lungo tratto da percorrere "delfinando", scavando vigorosamente l'acqua con entrambe le braccia e spingendo con i piedi dal fondo. Il nuoto vero e proprio comincia quando l'acqua arriva all'altezza del bacino.

C'è da considerare poi che, dopo qualche bracciata, è possibile trovare una zona di secca dove utilizzare nuovamente gli schemi motori terrestri.

L'abilità del lifeguard sta nel conoscere bene lo spot in cui si interviene e saper miscelare i vari gesti tecnici al fine di raggiungere il target nel minor tempo possibile, ma soprattutto col minor dispendio energetico. Il tutto considerando anche l'eventuale presenza del moto ondoso che va certamente ad alterare questo gesto tecnico.

 

Dolphin dive

Esistono principalmente due modi per superare i frangenti a nuoto:

  • in acqua bassa ci si posiziona di taglio al frangente (lateralmente), offrendo col proprio corpo una sezione quanto più ristretta possibile, con la mano che copre la testa e il gomito che "fende" l'acqua;

  • in acqua alta ci si immerge sott'acqua al passaggio del frangente per poi riemergere oltre, infatti, il moto ondoso diventa più debole man mano che ci si allontana dalla superficie dell'acqua.

 

Slide-in Entry

Quando ci si immerge direttamente in acqua fonda, ma il punto di ingresso è rialzato oppure scivoloso, è molto più saggio calarsi in acqua, mantenendo sempre il contatto visivo con il target.

Stesso vale in caso di presenza di scogli o quando l'acqua torbida non può escluderne l'assenza.

 

High-level Entry

Quando ci si tuffa da oltre un metro di altezza le tecniche precedentemente descritte risultano pericolose. L'ingresso deve essere effettuato a candela, in posizione perfettamente verticale, con le gambe unite.

Se l'altezza supera i 3 metri è consigliato che una mano vada a proteggere dall'impatto con l'acqua il pube, e l'altra il volto e le vie aeree. Per mantenere l'asse lo sguardo deve restare frontale (non guardare in basso!) e le gambe leggermente incrociate.

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