• Davide Gaeta

SOCCORSO ACQUATICO: intervista al CNVVF (Vigili del Fuoco)

Aggiornamento: nov 10

Il mio percorso di vita, e di soccorritore, è da sempre molto legato al mondo dei pompieri.

Di questo Corpo dello Stato andiamo a scoprire proprio il settore tecnico del salvataggio in acqua, attraverso un'intervista ad Antonio Frasca, Istruttore Esperto dei Soccorritori Acquatici del CNVVF (Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco), a mio parere uno dei più grandi esperti in Italia di soccorso in mare, e mi ritengo fortunato ad averlo proprio a Salerno, la mia città natale.


PREMESSA - Acqua: Amica o Nemica dell’Uomo?

Ogni Vigile del Fuoco che abbia fatto esperienze operative in scenari alluvionali o marini sa bene come l’acqua sia un nemico dal quale è difficile difendersi, e difendere gli altri.

Molti Vigili del Fuoco ritengono il fuoco un nemico preferibile, perché meno “infido” e imprevedibile dell’acqua, elemento quest'ultimo che è in grado di determinare stragi e tragedie sia in situazioni di calma, sia in quelle in cui la sua violenza pare non potersi arginare in alcun modo.

Le drammatiche immagini che hanno riempito i nostri occhi, anche di recente, hanno portato all’attenzione di tutti un evento che, pur nell’eccezionalità della sua “magnitudo”, provoca da millenni migliaia di morti in una modalità nella quale le persone coinvolte, “ignoranti” ed “impreparate”, passano in pochi attimi da uno stato di curiosità a quello di incredulità, e poi di terrore.

Il Vigile del Fuoco rifiuta il concetto di fatalità perché opera in regime di prevenzione, previsione, e di cultura della protezione nel momento dell’emergenza.

Il CNVVF in passato ha settorializzato le diverse specializzazioni interne, ma oggi il nostro modo di pensare è quello di lavorare in modo sinergico tra le parti, in modo da effettuare un soccorso di qualità (ovvero rispondente alle esigenze dei cittadini).

- Antonio Frasca

Tutti coloro che entrano in servizio come Vigile del Fuoco, durante il lungo corso di accesso, ricevono anche una formazione detta "ATP", per quanto concerne i rischi correlati all'ambiente acquatico. Di cosa si tratta e come è strutturata?

A partire dai primi anni 2000, il CNVVF ha elaborato un vero e proprio "Progetto per il contrasto al rischio acquatico", e grazie allo stesso si è stabilito che tutto il personale debba essere formato alle competenze di ATP (acronimo di autoprotezione in ambiente acquatico di superficie).

Il principio di tale corso è quello della sicurezza dell’operatore VF non specialista in ambiente acquatico; tale condizione realizza, per tutto il personale del Corpo Nazionale, l’adeguamento alla normativa contenuta nei decreti legislativi 626/94 e 81/2008, per la specificità del rischio acquatico.

Il corso si sviluppa in 36 ore, ed è finalizzato a trasmettere al personale:

  1. La conoscenza di base del rischio acquatico

  2. La capacità di integrare la valutazione del rischio di ogni intervento con le problematiche legate agli ambienti acquatici

  3. La conoscenza degli specifici DPI (dispositivi di protezione individuale): utilizzo, finalità e mantenimento

  4. La capacità di eseguire procedure di base per l'autoprotezione, mettendo in pratica semplici manovre da natante o da sponda, con adeguati standard di sicurezza

  5. La capacità di mantenere nel tempo le competenze acquisite



Invece chi sono e come nascono i Soccorritori Acquatici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco?

Negli scenari d'intervento nei quali "l'acqua" è l'elemento che costituisce pericolo, il CNVVF è in grado di operare una tempestiva e qualificata azione di salvataggio fin dai primi minuti dell'evento (i più importanti per la salvaguardia della vita) grazie alla presenza di Soccorritori Acquatici nelle squadre di partenza.

Da sempre le conoscenze tecniche, la capacità di valutare il rischio, l'utilizzo di appropriati DPI, fanno parte del bagaglio professionale di ogni Vigile del Fuoco, tuttavia, il CNVVF ha ritenuto di poter migliorare ulteriormente la qualità del soccorso delle squadre di intervento ordinarie (non specialistiche), attuando un progetto formativo specifico, al fine di qualificare maggiormente il personale operativo all'azione di contrasto del rischio acquatico.

La figura del Soccorritore Acquatico (SA), pertanto, non sostituisce o surroga le strutture specialistiche del settore acquatico del CNVVF, bensì si integra nel servizio di soccorso ordinario potenziandolo e qualificandolo ulteriormente, cooperando con le realtà già esistenti, e riducendo i tempi di intervento su scenari acquatici in tutto il territorio nazionale.


Come è strutturato il percorso formativo per diventare Soccorritore Acquatico (SA)?

L'iter formativo del SA getta le sue basi nei corsi di Autoprotezione in Ambiente Acquatico (ATP) e di Tecniche di Primo Soccorso Sanitario (TPSS) che da alcuni anni sono parte integrante del corso d'ingresso per tutti i Vigili del Fuoco; passa poi per le propedeutiche qualificazioni di Brevetto di Salvamento a Nuoto (livello apicale dei corsi di tecniche natatorie) e di formazione in tecniche di derivazione Speleo Alpine Fluviali (SAF); infine culmina, dopo avere superato le prove preselettive, nel corso di formazione dell'Operatore SA.

In sintesi, previo superamento dei corsi sopra descritti, l'intero percorso formativo del Soccorritore Acquatico dei Vigili del Fuoco ha una durata complessiva di sette settimane.



Quali sono gli scenari in cui viene attivato il soccorso acquatico di superficie dei Vigili del Fuoco?

Le mutazioni di carattere climatico ambientale, con sempre più frequenti eventi alluvionali, e le attuali abitudini sociali volte a fruire al massimo degli ambienti naturali acquatici hanno fatto si che il SA debba intervenire in tutti gli ambienti acquatici, siano essi marittimi, lacustri e fluviali, ed intervenire anche in seguito di calamità naturali o micro-emergenze.

In particolare, all'operatore SA è richiesto sapere:

  • riconoscere e valutare i rischi presenti negli ambienti acquatici;

  • soccorrere il pericolante, con l'utilizzo di idonei DPI, ausili di soccorso e rispettando le regole comportamentali;

  • effettuare operazioni di soccorso al pericolante operando da terra, da natante o entrando in acqua;

  • cooperare alle operazioni di soccorso acquatico effettuate da colleghi specialisti (sommozzatori, portuali)


Cosa comprende l'attrezzatura completa di un Operatore SA?

L’operatore SA indossa i DPI specifici per proteggersi dai rischi acquatici residui, come da valutazione effettuata durante l’analisi del rischio.

Per facilitare la scelta operativa dell’attrezzatura tecnica più adatta e idonea ai vari scenari d’intervento gli viene assegnata una sacca contenente:

  • due mute (una preformata per ambienti fluviali e la seconda per il nuoto a mare)

  • due paia di pinne (uno a scarpetta e l'altro a cinghiolo)

  • salvagente gonfiabile ad attivazione manuale (cintura H)

  • aiuto al galleggiamento di 150 kN

  • maschera da apnea e boccaglio

  • saccalancio con corda galleggiante da 20mt

  • cowtail (fettuccia elastica con moschettoni)

  • casco protettivo

  • calzari in neoprene a suola rigida

  • rescue tube e rescue can

  • idrocostume stagno

  • coltello sub

  • torcia da sub

  • stick luminosi e fluorescina



Qual è, invece, il percorso per diventare istruttore in questo campo?

Ogni istruttore dei Vigili del Fuoco deve avere almeno 5 anni di anzianità nel settore operativo e deve superare dei test di ammissione.

Per ogni singola disciplina naturalmente deve aver effettuato il corso per cui si presenta, e nello specifico del soccorso acquatico deve aver superato i corsi propedeutici fondamentali.

Una volta superati i test e ammesso al corso, effettua una settimana di metodologie di insegnamento ed una seconda settimana di metodologie applicate al pacchetto formativo; se anche quest’ultimi vengono superati, gli aspiranti istruttori effettuano due corsi in affiancamento con gli Istruttori Esperti di settore.

Dunque, alla fine un istruttore di soccorso acquatico deve superare ben 7 corsi della durata complessiva di 9 settimane.



In Italia il CNVVF è stato il primo Corpo dello Stato ad utilizzare le moto d'acqua. Cosa dire di questo mezzo nautico, impiegato ai fini istituzionali del soccorso?

La curiosità è la lampada che ha illuminato la mia strada”: questa frase, trascritta anche nel manuale di soccorso con moto d’acqua, mostra un Corpo Nazionale moderno ed attento alle innovazioni tecnologiche.

La moto d’acqua, definita anche Personal Water Craft (PWC) o Aquabike, nasce in America negli anni settanta, e trova subito impiego, nel proprio paese d’origine, da parte dei Vigili del Fuoco e della Polizia nelle attività di pattugliamento e soccorso in acqua.

Viene introdotta in Italia, grazie anche alla collaborazione esterna del responsabile K38 Fabio Annigoni, per la prima volta nella storia del CNVVF durante il 1° corso sperimentale per Maestri di Nuoto per Salvamento VF, tenutosi nell’anno 2000 a Roma.

Naturalmente tutti noi (o almeno quelli della mia età) siamo cresciuti ammirando sempre il bagnino che utilizzava il pattino come mezzo di salvataggio, ma abbiamo visto anche le enormi difficoltà nell’usare questa imbarcazione quando il mare cominciava ad essere molto mosso.

In base alle sue peculiari caratteristiche la moto d’acqua è stata inserita negli scenari operativi ordinari e nelle colonne mobili regionali, per far fronte a situazioni non risolvibili con i mezzi nautici già in dotazione al CNVVF.

Basti solo pensare che la moto d’acqua ha l’elica intubata, e dunque non pericolosa per le persone in acqua; essendo un mezzo abbastanza agevole da manovrare può essere utilizzato nei frangenti delle onde, in prossimità di scogliere, ed è un natante veloce e quindi si può effettuare un soccorso rapidamente.



All'estero spesso il settore del salvamento è demandato proprio ai Vigili del Fuoco, vedi ad esempio i Bombeiros dei paesi neolatini o i L.A.Fire Department negli Stati Uniti. In Italia esiste un rapporto con i presidi di sorveglianza delle spiagge?

Sempre più spesso, a seguito di protocolli d'intesa o convenzioni, vengono aperti presidi stagionali VVF in scenari costieri, marini o lacustri, in zone ad elevato afflusso turistico.

In tali ambiti opera personale VVF preparato per contrastare il rischio acquatico.

Nello stesso tempo però il personale VVF impegnato collabora con i bagnini e con tutti gli addetti alla sorveglianza delle spiagge.



Com'è inquadrato nella nostra Nazione, nel suo complesso, l'intervento in contesto acquatico del CNVVF?

Da sempre il personale del CNVVF ottempera agli obblighi della legge n°1570 del 27 dicembre 1941, quale impone loro di “tutelare l'incolumità delle persone e la salvezza delle cose, mediante la prevenzione e l'estinzione degli incendi e l'apporto di soccorsi tecnici in genere”.

Per fare ciò, ed in particolar modo nel contesto acquatico, viene formato personale specialistico e personale altamente qualificato che compongono vari nuclei.

Ci sono i Sommozzatori che nell'ambito della specialità assicurano capacità operative nei settori della Speleosubacquea (ordinaria e avanzata) e della Ricerca strumentale, secondo modelli operativi strutturati a livello nazionale.

Nel Piano Operativo Nazionale del Servizio Sommozzatori è previsto anche il coordinamento e l'integrazione dei Nuclei Sommozzatori con i Reparti Volo dei Vigili del Fuoco, al fine di assicurare la piena interoperabilità tra le due specializzazioni.

Poi ci sono gli specialisti Portuali, Vigili del Fuoco brevettati nautici, impiegati nelle attività di soccorso in mare, a terra, a bordo delle navi e dei galleggianti, e presso i porti, da sempre luoghi ad alto rischio per la complessità delle attività commerciali ed industriali in essi svolte.

Maggiori info a questa pagina del sito ufficiale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

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