• Davide Gaeta

Prevenire e gestire gli INCENDI IN MARE

Aggiornamento: 18 lug

L'incendio di un'unità in mare è una delle emergenze più gravi che possa accadere. Basta pensare al caso del Norman Atlantic, traghetto che nel 2014, a largo della Grecia, fu coinvolto in un incendio che provocò decine di morti e dispersi.

"Le navi temono più il fuoco che l’acqua" recita un celebre detto marinaro.

Chi non è del settore difficilmente può immaginare quanto il rischio incendio sia correlato a un ambiente acquatico, considerando il noto antagonismo dei due elementi.

Invece tutt'oggi nell'ambito della navigazione l'incendio costituisce la principale causa di incidenti gravi e infatti le modalità di prevenzione e gestione di questo tipo di emergenza sono normate in maniera molto scrupolosa.

 

Il significato dei termini

La combustione è una reazione chimica di ossidoriduzione ed è un processo che rilascia calore (processo esotermico).

Affinché avvenga è necessario che siano presenti tutte e tre le "C" che costituiscono il cosiddetto triangolo del fuoco:

  • combustibile, composto organico da cui dipende la velocità di propagazione;

  • comburente, generalmente l'ossigeno presente nell'aria;

  • calore, energia indispensabile ad avviare la reazione.

La fornitura di quest'ultima è detta anche fonte d'innesco ed è necessaria a dar inizio alla reazione, quale poi proseguirà spontaneamente fino ad esaurimento del combustibile.

Ciò può avvenire per:

  • conduzione (contatto diretto con corpo caldo);

  • convezione (molecole in agitazione, quindi temperatura più alta);

  • irraggiamento (onde elettromagnetiche).

Il fuoco è la manifestazione della reazione e col vocabolo fiamma si definisce il fenomeno termico del brillante bagliore che viene prodotto dai gas che bruciano, mentre le braci rappresentano i residui ardenti dei combustibili solidi. Col verbo "bruciare" si indica infatti il sottoporre qualcosa all'azione del fuoco o di un'altra sorgente di calore.

Il fumo derivato dalla combustione è una nube ascensionale costituita da particelle di carbonio o da composti organici non bruciati completamente, quale cambia colore a seconda del materiale che brucia.


Altri termini spesso utilizzati sono flashpoint (punto di infiammabilità), firepoint (punto di combustione continua), kinding point (punto di autoaccensione), flammability range (limiti di temperatura entro cui può procedere la combustione).

Per incendio si intende una reazione di combustione indesiderata. Questo evento vede poste in sequenza quattro fasi:

  1. ignizione, dove l'innesco può essere di tipo termico, meccanico, elettrico, chimico e così via;

  2. propagazione, dove la vicinanza di combustibili nei dintorni permette la continuazione del fenomeno;

  3. flash-over, fase di incendio generalizzato con brusco incremento di temperatura, velocità di combustione, emissioni di gas e di particelle incandescenti;

  4. estinzione, fase in cui il graduale raffreddamento porta alla naturale conclusione dell'evento.

Si parla di flash-over latente quando all'improvviso si rifornisce di comburente (ossigeno) un locale incendiato, ad esempio quando viene aperta la porta di un vano, cosa cui consegue una forte fiammata di ritorno chiamata backdraft.

L'ambiente chiuso può causare anche un'esplosione, ossia un'onda d'urto dovuta al rapido sviluppo dell'evento; si parla di detonazione se questa ha una velocità superiore a quella del suono, altrimenti di deflagrazione.

La norma internazionale UNI EN 2:2005 stabilisce una classificazione degli incendi in base al tipo di materiale combustibile, distinguendone cinque categorie:

  • A: fuochi da solidi;

  • B: fuochi da liquidi;

  • C: fuochi da gas;

  • D: fuochi da metalli;

  • F: fuochi da oli e grassi.

(la E che in passato indicava gli apparecchi elettrici sotto tensione è stata accorpata).

 

Impianti e dotazioni antincendio a bordo

La gestione degli impianti antincendio sulle navi è normata dal FSS CODE (International Code of Fire Safety System), un insieme di trattati internazionali dell'IMO nell'ambito della Convenzione SOLAS finalizzati a ridurre il rischio di incendio ed aiutare nella risposta alle emergenze a bordo delle navi.

Ci sono diversi punti della nave dove è più facile possa verificarsi un incendio: la sala macchine, i depositi di combustibile, il gruppo elettrogeno, cucina e così via.


La prevenzione passiva degli incendi passa dall'impiego di materiale ignifugo e autoestinguente, dalla divisione dei locali, fino ai dispositivi di segnalazione (sensori al fumo, sensori termici, avvisatori manuali).

La protezione attiva individua invece tutte le apparecchiature atte a rilevare, limitare e contenere un incendio; tra queste rientrano:

  • gli estintori, quali in base alle classi di fuoco descritte (A, B, C, D, F) possono essere ad acqua, schiuma, CO2, polvere, halon;

  • gli impianti fissi, di cui il principale su una nave può sfruttare la stessa acqua del mare (idranti, manichette), oltre a quelli a pioggia (hi-fog) per i locali chiusi, a CO2 per i locali macchina e generatori e gli sprinkler, tubi con acqua dolce sotto pressione;

  • i sistemi di evacuazione.

 

Organizzazione antincendio

In Italia per legge (D.M. del 2 Settembre 2021 - [...] servizio di prevenzione e protezione antincendio) la durata e il tipo di formazione antincendio cambia in base al livello di rischio rispetto ad attività svolta e mansione. Nei luoghi di lavoro viene redatto un un piano di emergenza da attuare in caso di incendio, i lavoratori sono tenuti ad una formazione periodica e alcuni di loro vengono preparati per il ruolo di addetto anti-incendio (D.Lgs 81/2008 - tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).


Il settore marittimo è invece normato a parte (D.M. del 4 Aprile 1987 - istituzione dei corsi antincendio di base e avanzato per il personale marittimo) e per quanto riguarda le attività in mare, il Basic Training previsto per i lavoratori marittimi dalla Convenzione STCW adottata dall'IMO include anche un Corso di Antincendio, base per tutti i marittimi e avanzato per il personale direttivo.

L'incendio a bordo di una nave viene segnalato con due fischi lunghi e dal suono dei campanelli d'allarme antincendio. In questi casi si seguono le indicazioni fornite dalle formazioni e simulazioni antincendio. L'equipaggio dovrebbe svolgere almeno un'esercitazione antincendio ogni mese, settimanalmente per navi passeggeri.


Anche sulle piccole unità gli ospiti dovrebbero essere informati dal comandante, anche mediante simulazioni, delle principali procedure di emergenza, ricevendo ciascuno un compito semplice ma preciso.


Il passaggio dall'innesco ad uno scenario di incendio indomabile è una questione non di minuti, ma di secondi. Una rapida evoluzione del genere porta facilmente i soggetti a bordo, anche coloro che hanno ruoli direttivi, in una situazione di panico.

Tra gli errori dovuti al panico possono esserci il precoce abbandono dell’imbarcazione nell’errata convinzione del suo imminente affondamento, il ritardo nel lanciare il Mayday o addirittura il saltare in acqua prima di averlo trasmesso.

 

Azione di soccorso

Le persone durante un incendio possono subire danni per le elevate temperature, per la carenza di ossigeno, ma anche per il danneggiamento delle strutture circostanti.

Per questo l'intervento dovrebbe essere svolto indossando innanzitutto i dispositivi di protezione individuale (tra cui, maschere, autoprotettore, tute).

In mare l'intervento di soccorso con un'altra unità navale si deve svolgere necessariamente dal lato sopravento, altrimenti si verrebbe investiti dal fumo, quale, oltre a limitare la visibilità, irrita gli occhi e le vie respiratorie.

C'è da tener conto anche delle condizioni meteo-marine, ad esempio nel triste episodio del Norman Atlantic le condizioni proibitive del mare impedirono l'intervento via mare e fu prestato soccorso principalmente grazie ad elicotteri militari.

Tuttavia non è il mare aperto lo scenario peggiore per incendio nautico, né tantomeno il luogo più frequente: nella maggior parte dei casi l’incendio si sviluppa in porto, mentre la barca è ormeggiata alla banchina ed è collegata alla rete elettrica di terra.

Proprio il passaggio dall'impianto 12 Volt di bordo alla rete 220 Volt risulta la causa di gravi incidenti, soprattutto se l'utente lascia incustodita la barca; per questo motivo quando è alimentata da terra, la barca non dovrebbe mai essere lasciata senza alcuna sorveglianza, anche se a bordo vi sono tutti i dispositivi di prevenzione e di estinzione degli incendi.


Se l'incendio in mare aperto rende complicate le Operazioni SAR, l'incendio in porto può avere esiti disastrosi perché lo stesso può propagarsi attraverso le altre barche ormeggiate o strutture portuali. Per questo dovrebbero essere disposti dei dispositivi di estinzioni lungo il perimetro del porto.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dispone di squadre di specialisti "portuali", Vigili del Fuoco brevettati nautici, impiegati nelle attività di soccorso in mare, a terra, a bordo delle navi e dei galleggianti e presso i porti, da sempre luoghi ad alto rischio per la complessità delle attività commerciali ed industriali in essi svolte (approfondimento: vigilfuoco.it)


0 commenti