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  • Immagine del redattoreDavide Gaeta

Emozioni e stress nello SCENARIO SIMULATIVO

Aggiornamento: 18 apr 2023

Nell’ambito soccorso lo stress-training è una componente fondamentale da inserire all’interno delle sessioni addestrative. Allenarsi sempre con la sicurezza dello stare in un ambiente protetto, intervenire con la concezione che si ha tutto il tempo a disposizione e che alla fine tutto vada bene è totalmente insensato.

Se lo scenario simulativo non riesce a riprodurre lo stato emotivo che emerge durante un intervento reale l’addestramento perde di efficacia.

Secondo la “teoria del cervello trino” di Paul Maclean l’encefalo umano si è sviluppato a livelli durante la storia evolutiva arrivando oggi ad essere un organo complesso formato in realtà da “tre cervelli”:

  • il cervello rettile, sede degli istinti legati alla sopravvivenza;

  • il sistema limbico, sede delle emozioni;

  • la neocorteccia, sede della ragione (linguaggio, mente, pensiero).

Nel momento in cui si subiscono stimoli impattanti, le strutture che appartengono neurologicamente alla componente istintiva ed emotiva sopravvengono sulla componente volontaria.


Le emozioni sono stati comportamentali e fisiologici attuati inconsciamente a seguito di stimoli. Hanno come obiettivo l’aumento della sopravvivenza, attivano il sistema nervoso autonomo, sono motivanti, contribuiscono alla comunicazione, promuovono le relazioni, consolidano la memoria. Negli esseri umani le sei emozioni primarie (gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto) si “mescolano” dando origine a più complesse emozioni secondarie, come il senso di colpa, l'invidia e la vergogna.


Ogni emozione crea la biochimica interna che permette di provarla; regola postura, respirazione, tensione muscolare e produzione di specifici ormoni e neurotrasmettitori. Vige un rapporto diretto tra fisiologia e stato d’animo. Quest'ultimo, infatti, non è generato dall’esterno, ma dall’interno e pertanto può anche essere gestito.


Tutte le nozioni trascritte finora portano ad affermare che nel percorso di addestramento di un soccorritore ha poco senso allenarsi sempre in condizioni tranquille. È corretto stare in un ambiente confortevole quando si apprendono nuovi gesti tecnici, ma nel momento in cui si simula un'emergenza è necessario operare in condizioni non confortevoli, portando l'organismo a lavorare con le reali sensazioni che dal punto di vista neurologico e fisiologico il soccorritore si troverà a vivere durante una vera azione di soccorso. È necessario addestrarsi, come va di moda dire, al di fuori della propria area di comfort, poiché quella è la reale sensazione che si vivrà durante l'emergenza vera.


Per fare ciò è necessario che chi organizza uno scenario simulativo sia in grado di renderlo quanto più realistico possibile, ad esempio utilizzando come riferimenti episodi realmente accaduti, impiegando come persone in pericolo personale in grado di recitare bene la parte, utilizzando strumenti di simulazione ad alta fedeltà.


I soccorritori a loro volta devono operare in maniera tempo-dipendente, con le lancette che scorrono e immaginando davvero di dover prendere decisioni e commettere azioni che in poco tempo possono variare l’esito dell’intervento.


Anche immaginare nella propria mente una “fanta-emergenza” e vivere mentalmente le azioni e la fisiologia dell’intervento è una forma di preparazione da non sottovalutare. L’allenamento mentale è anche l’apprendimento o il miglioramento di un processo attraverso una sua intensa rappresentazione.


 

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