• Davide Gaeta

ANNEGAMENTO E RIANIMAZIONE secondo le Linee Guida ERC-ILCOR

La International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) è un'organizzazione fondata nel 1992 che si occupa del processo di sviluppo delle linee guida sulla rianimazione cardiopolmonare, partendo dall'analisi di revisioni sistematiche, revisioni mirate, aggiornamenti da parte dei vari gruppi di studio. Di questi fa parte l'ERC (European Resuscitation Council), il riferimento del nostro continente, e le attuali linee guida sono state tradotte nella nostra lingua dalla corrispettiva sezione italiana IRC (Italian Resusciation Council).

Le linee guida per la rianimazione cardiopolmonare (RCP, o in inglese CPR) sono riviste e pubblicate ogni cinque anni. L’ultima edizione risaliva al 2015, tuttavia, a causa della pandemia, è stato deciso di posticiparne la pubblicazione a marzo 2021.


Queste comprendono il trattamento di questa tematica in tutti gli sui sviluppi, dal paziente pediatrico all'adulto, dal soccorso occasionale a quello professionale, dall'extraspedaliero all'intraospedaliero, fino ai casi specifici come il volo aereo, le valanghe, i contesti sportivi, le maxi-emergenze e anche i contesti acquatici.

Questi ultimi argomenti sono trattati in un vasto capitolo dedicato all'arresto cardiaco cardiaco in circostanze speciali, quelle situazioni dove sono presenti cause particolari, pazienti particolari o ambienti particolari; tra questi ultimi rientra l'ambiente acquatico e pertanto un paragrafo è interamente dedicato all'annegamento.

 

Sequenza della manovre da compiere

Fatto un accenno alla fase inziale del salvataggio - dove si ricorda di fare una valutazione dinamica del rischio considerando la fattibilità, le probabilità di sopravvivenza e i rischi per il soccorritore - si passa subito agli aspetti legati al soccorso sanitario.


Il passaggio successivo è verificare lo stato di coscienza ed effettuare una serie di valutazioni.

  • A (AIRWAY) - Se cosciente e/o respira normalmente, cercare di prevenire l’arresto cardiaco, assicurando la pervietà delle vie aeree e trattando l’ipossia letale con la somministrazione di ossigeno inspirato al 100% fino a quando la saturazione arteriosa di ossigeno (SpO2) o la pressione parziale di ossigeno arterioso possano essere misurate in maniera affidabile. Per il personale sanitario l'indicazione è di valutare la respirazione in maniera approfondita valutando la frequenza respiratoria, l’utilizzo della muscolatura accessoria, la capacità di pronunciare frasi complete, la pulsossimetria, la percussione e i rumori respiratori.

  • B (BREATHING) - Titolare l’ossigeno inspirato fino a raggiungere una saturazione arteriosa di ossigeno del 94-98% o una pressione parziale di ossigeno (PaO2) di 10-13 kPa (75-100 mmHg).

  • (C) CIRCULATION - Per valutare la circolazione è indicato valutare la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e iniziare monitoraggio ECG.

  • (D) DISABILITY - Segue quindi la valutazione neurologica con schema AVPU o Glasgow Coma Scale.

  • (E) EXPOSURE - Iniziare algoritmo dell’ipotermia se la temperatura centrale <35°C.

Se la respirazione è impedita, la perdita di coscienza subentra quando la saturazione di ossigeno nel sangue arterioso raggiunge circa il 60%, cosa che avviene nell'ordine di 1-2 minuti.

Se il paziente è incosciente, o non respira normalmente, sarà necessario iniziare le manovre di rianimazione cardipolmonare. Bisogna iniziare la rianimazione quanto prima, ma che sia in sicurezza e pratica da eseguire.


Le linee guida indicano che, "se si è addestrati e in grado, questo potrebbe includere l’inizio delle ventilazioni mentre si è ancora in acqua"; personalmente, entrando nel merito tecnico-pratico dell'intervento, dubito vivamente che la cosa sia realizzabile.

Altra indicazione fornita dalle linee guida è di essere precoci "eseguendo le compressioni toraciche su una barca": anche qui mi preme puntualizzare che raramente ci si trova nelle condizioni per poter realizzare questa manovra.


Iniziare la rianimazione eseguendo 5 respirazioni/ventilazioni di salvataggio utilizzando ossigeno inspirato al 100% se disponibile.

Se la persona rimane incosciente, senza un respiro normale, iniziare le compressioni toraciche, con cicli che alternano 30 compressioni e 2 ventilazioni.

Quanto prima applicare un DAE (defibrillatore) se disponibile e seguire le indicazioni.

Per il personale sanitario viene indicata l'esecuzione dell'intubazione endotracheale e i nuovi protocolli spingono molto verso la cosiddetta rianimazione cardiopolmonare extracorporea (eCPR) laddove le manovre iniziali di rianimazione convenzionale stiano avendo successo.

 

Aspetti da considerare

La durata dell’immersione è il fattore prognostico principale, mentre la salinità ha effetti del tutto trascurabili sugli esiti, cosa che far venir meno, almeno ai fini del soccorso, tutti quei discorsi sulle differenze tra annegamento in acqua dolce o salata.


Rispetto all’apnea semplice, i movimenti respiratori esagerati che accompagnano frequentemente l’ostruzione delle vie aeree aumenteranno il consumo di ossigeno, comportando una desaturazione di ossigeno del sangue arterioso più rapida e un tempo più breve per l’arresto cardiaco (basta immaginare un pericolante che sbraccia in acqua).


Il trattamento sanitario è di supporto, comprendendo rianimazione cardiopolmonare, correzione di ipossia ipotermia ed ipovolemia. Il motto è "Ossigenare - Riscaldare - Idratare"!


Come ricordato anche dal testo "SAR nel mar Mediterraneo", tutte le vittime di sommersione, anche coloro che hanno avuto una ripresa senza necessità di ventilazione, dovrebbero essere accompagnate in una struttura ospedaliera per una valutazione: i danni polmonari dell'acqua inalata possono manifestarsi anche dopo 24 ore, anche se la vittima riferisce pieno benessere.

 

Fonte: https://www.ircouncil.it/linee-guida-rcp-2021/



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