• Davide Gaeta

Improvvisarsi soccorritori: spesso un ERRORE FATALE

Aggiornamento: 3 nov 2021

Il 10 Luglio 2020 ad Alessandria d'Egitto un ragazzo si trova in difficoltà tra le correnti marine a Palm Beach. Non è presente un servizio di salvataggio (in quanto la spiaggia non sarebbe stata in realtà accessibile per via delle restrizioni-coronavirus), quindi si improvvisano nel salvataggio altre persone. Il risultato finale sarà un totale di 11 annegamenti.

Purtroppo durante il periodo estivo non è raro leggere casi del genere anche sui quotidiani della nostra Nazione, quali riportano tendenzialmente titoli di questo tipo:

"X si tuffa in mare per soccorrere Y, ma dopo averlo salvato muore annegato"


Un titolo di questo tipo, che è un classico del giornalismo italiano, lascia un quesito: se è riuscito a soccorrere il pericolante, perché il soccorritore è annegato?

La risposta sta nel fatto che nello scenario reale sono altri soggetti a soccorrere sia il primo pericolante che la persona che si è improvvisata nel soccorso, e per diversi motivi può capitare che l'intervento sul primo riesca mentre sul secondo non dia analogo risultato.


I giornalisti tendono ad utilizzare il termine "eroe", e probabilmente è una cosa giusta in quanto chi cede la vita a favore del prossimo non potrebbe essere che ritenuto tale. Dal punto di vista tecnico e razionale c'è invece tanto da ridire.

Il soccorritore improvvisato è spinto da movente affettivo e non da competenza, tanto è vero che potremmo facilmente sostituire X con "genitore" e Y con "figlio" in quel titolo di giornale.

Purtroppo nel soccorso la buona fede non basta, soprattutto in ambiente tecnico è inevitabilmente necessaria la competenza. SAFETY FIRST!!


E allora se vedo una persona in difficoltà in acqua ma non ho le competenze per intervenire cosa posso fare?

Rispetto ad un'emergenza acquatica un intervento si può definire attivo o passivo, in riferimento alla decisione di entrare o meno in acqua.

In questi casi si procede tassativamente con un intervento passivo, tra le cui opzioni troviamo:

  • segnalare la situazione a chi è adibito al soccorso, personale che paradossalmente in questi casi è spesso presente, oppure attivare i numeri d'emergenza;

  • gridare indicazioni al pericolante, come la direzione in cui nuotare, visto che in acqua il pericolante potrebbe non rendersi conto di arrancare controcorrente;

  • lanciare qualcosa, un salvagente, una cima, ecc;

E se ho le competenze per entrare in acqua ma non mi trovo in servizio?

La falla sarà che non avrò a disposizione le dotazioni, ma in ogni caso l'intervento "a mani nude" andrebbe sempre evitato; sempre meglio portare con sé qualcosa di galleggiante e, una volta raggiunto il target, usarla per appoggiarsi, respirare ed attendere i soccorsi.




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