• Davide Gaeta

Il corretto impiego della ZATTERA DI SALVATAGGIO

Diverse volte ho avuto l'occasione di avere a che fare in acqua con la zattera di salvataggio.

Tuttavia, fortunatamente, si è sempre trattato soltanto di addestramento.

Per qualunque navigante è necessario conoscere questo mezzo, imparare a salirci sopra, saperlo eventualmente raddrizzare, ma soprattutto comprendere l'utilizzo di tutte le dotazioni che fanno parte del kit e conoscere le norme di comportamento a cui bisogna attenersi dopo un naufragio, dove quella "stanzetta" galleggiante resta l'unica fonte di salvezza.

Normativa di riferimento

La zattera autogonfiabile è un mezzo collettivo di salvataggio che rientra obbligatoriamente tra le dotazioni di bordo. Oggi, per tutte le barche, le zattere devono essere conformi agli standard internazionali dettati dalla normativa ISO 9650 pubblicata il 1º Marzo 2005.

Il proprietario deve avere in dotazione il manuale del proprietario e il libretto d’uso contenenti tra l’altro informazioni per il trasporto e lo stivaggio dell’apparecchio, le istruzioni per il suo corretto impiego e consigli per la sopravvivenza a bordo.

Tipologie di zattere


La normativa sopracitata lascia al comandante dell’imbarcazione, sotto la sua responsabilità, di scegliere tra due tipologie di zattere in base al tipo di navigazione, ossia rispetto alla distanza dalla costa:

  • Zattera oceanica (Tipo 1) - Per la navigazione oltre le 12 miglia. Sono concepite per lunghi viaggi, nel corso dei quali si possano incontrare forti venti e onde di altezza significativa, ma escludendo condizioni atmosferiche anormali, quali gli uragani. Questi modelli sono a loro volta divisi in due gruppi: quelli forniti di doppio fondo per l’isolamento termico (A) e quelli dotati di fondo singolo (B)

  • Zattera costiera (Tipo 2) - Per la navigazione nelle acque territoriali fino al 2009 bastava dotarsi dell'atollo, un grosso salvagente quadrato al quale i naufraghi sarebbero rimasti aggrappati in attesa dei soccorsi. Oggi invece tra le 6 e le 12 miglia di distanza dalla costa è necessario anche in questo caso dotarsi della zattera, al fine di permettere ai naufraghi di restare fuori dall'acqua, riducendo notevolmente il rischio di ipotermia. Tuttavia, si tratta di un modello più semplice rispetto a quello d'altura: non presenta la copertura e prevede un pacco dotazioni leggermente più contenuto. Questi modelli sono concepiti per quei viaggi nel corso dei quali si possano incontrare condizioni atmosferiche moderate, in aree come le acque costiere, baie, estuari, laghi e fiumi.

La zattera deve essere adatta ad ospitare il numero di persone per il quale la barca è omologata navigare. In base a ciò esistono modelli da 4, 6, 8, 10, 12 persone; naturalmente è possibile avere a bordo più zattere per ottemperare alla richiesta.

Installazione

La zattera deve essere posizionata sulla coperta, generalmente fissata a poppa, e mai riposta in un ambiente chiuso come un gavone. Per molte unità i costruttori navali predispongono già un’area con alloggi e cinghie per la zattera, generalmente a poppa.

Bisogna considerare che durante un'emergenza come l'abbandono nave il panico e la difficoltà di movimento rendono complessa qualsiasi operazione, per questo la zattera va posizionata in un luogo facilmente raggiungibile, da dove è facile metterla rapidamente in mare.

Non bisogna infatti dimenticare che le zattere di salvataggio sono molto pesanti (oltre 60kg): pretendere di sollevarle da soli mentre il mare è in tempesta è da ingenui. Il luogo perfetto è quindi quello che permette alla zattera di “scivolare” in mare da sola, o quasi.

Esistono attualmente due tipi di zattere: quelle di tipo ammainabile con gru e cavi (quindi si parla di grosse navi) e quelle di tipo lanciabile (sulle unità da diporto trovano impiego esclusivamente queste ultime).

Su alcune unità le zattere sono trattenute da un gancio idrostatico automatico, un dispositivo approvato dalla convenzione SOLAS, che in caso di affondamento, raggiunti pochi metri di profondità, grazie alla pressione dell'acqua va a tagliare una cima, andando a svincolare la zattera dall'unità in avaria.

Attivazione

Il gonfiamento automatico avviene mediante una bombola contenente una prestabilita miscela di CO2 e di azoto, che garantisce lo scarico regolare della bombola anche in climi molto freddi.

L’apertura della valvola è comandata da una cima (barbetta) opportunamente sistemata nell’interno del contenitore ed il cui capo esterno deve essere assicurato a un golfare o altro punto fisso in coperta.

Ogni camera d’aria principale è munita di una valvola di sovrappressione che serve anche, quando fosse necessario, per completare l’operazione di gonfiamento con il soffietto.


In acqua può capitare che la zattera si gonfi capovolta, per questo sulla parte esterna del fondo è fissata una cinghia che permette di raddrizzarla, salendo sopra ed usando il proprio corpo come perno.

Struttura della zattera

Una volta gonfia, la zattera si presenta come una piattaforma galleggiante che deve ben rispondere a tre requisiti: galleggiamento, protezione, individuabilità.

Galleggiamento - Sotto la zattera sono presenti delle sacche di zavorra, dette ballast, che si riempiono con l'acqua del mare, impedendo il ribaltamento anche durante la fase di imbarco.


Protezione - Strutturalmente la zattera è dotata di una tenda costituita da due teli, con lo scopo di isolare dalle temperature, e presenta un sistema di chiusura che permette di restare protetti da vento e intemperie. Sulla tenda è sistemato un semplice dispositivo atto a raccogliere l’acqua piovana. All'interno è presente una luce che si può spegnere manualmente.


Individuabilità - Il colore della tenda è arancio, in tinta luminescente, e tale da risultare perfettamente avvistabile, anche a grande distanza, da parte di mezzi di soccorso aerei o navali. Inoltre sono previste bande rifrangenti sul telo di copertura e sul fondo.

In caso di naufragio notturno l’avvistamento da parte dei naufraghi è assicurato da un'apposita lampadina accesa sulla sommità.

Attività di addestramento

L'utilizzo della zattera viene visto in alcuni corsi, ad esempio nel corso Sopravvivenza e Salvataggio previsto dalla Convenzione STCW dell'IMO per tutti i lavoratori marittimi.

Queste formazioni si svolgono in piscina dove, dopo aver visto il gonfiaggio della zattera, vengono eseguiti esercizi come:

  • raddrizzamento della zattera capovolta

  • imbarco e supporto all'imbarco degli altri naufraghi

  • posizionamento a bordo

  • nozioni di base di nuoto di sopravvivenza ed autoprotezione in acqua

  • utilizzo delle dotazioni

Generalmente, invece, a qualsiasi diportista consiglio di provare a bordo della propria unità lo sgancio della zattera e le procedure per la messa in acqua, ovviamente senza attivare il gonfiaggio.

Dotazioni

L’elenco delle dotazioni deve essere stampigliato all’esterno del pacco dotazioni. Questo comprende:

  • Soffietto di gonfiamento

  • Coltello collegato ad una sagola, a lama fissa con impugnatura galleggiante

  • Torcia elettrica stagna

  • Set di batterie e lampadina di riserva

  • Fuochi a mano (4)

  • Segnali fumogeni (2)

  • Razzi a paracadute (2)

  • Sassola

  • Kit di riparazione, con mastice e pezze di varie misure

  • Pagaie (2)

  • Spugne (2)

  • Fischietto

  • Kit per la pesca

  • Cassetta di pronto soccorso

  • Specchio eliografico

  • Indumenti di protezione termica

  • Acqua (per persona) 1,5 litri

  • Viveri (per persona) 10,000 Kj

  • Sacchetti per mal di mare

  • Ancora galleggiante

  • Anello galleggiante con cima

  • Bicchiere graduato

  • Manuale di sopravvivenza

In certi casi alcune, o altre, dotazioni di sicurezza possono essere stivate a parte, all'interno di una sacca, detta grab bag (o ditch bag), che deve essere posizionata in maniera accessibile vicino alla zattera. Ad esempio è possibile integrare con:

  • GPS portatile con batteria di ricambio

  • VHF portatile con la batteria di ricambio

  • EPIRB

  • Telefono rugged

  • Indumenti tecnici

  • Dotazioni di back up (coltello, torcia, accendino, ecc)

  • Ulteriori razioni di viveri

Revisione

Le modalità e la scadenza delle revisioni periodiche sono state disciplinate col Decreto n° 219 del 12 agosto 2002, (G.U. n° 232 del 3.10.2002).

Queste devono essere eseguite presso le sedi autorizzate dal fabbricante, entro le seguenti scadenze:

  • Ogni due anni va effettuata strutturalmente la revisione della zattera

  • Ogni 5 anni anni è necessario verificare lo stato delle bombole di gonfiaggio

  • Ogni 6 anni va sottoposta ad una visita per una prova di sovrappressione pari al 25% della normale pressione di esercizio per 30 minuti e una prova di tenuta alla pressione di esercizio per 6 ore.

Come già detto, acquistando una zattera nuova, viene rilasciato un manuale del proprietario sul quale registrare le revisioni obbligatorie, accompagnato da un libretto d’uso, che contiene le istruzioni per lo stivaggio, l’utilizzo e il trasporto della zattera.


A revisione ultimata, viene rilasciato un documento che contiene i risultati dei controlli effettuati (solitamente si verifica lo stato della parte pneumatica, gli accessori, le dotazioni e la bombola di gonfiaggio, con le relative valvole e la testa operativa) e che va tenuto sempre a bordo, pena multe salate.


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