• Davide Gaeta

LIFEGUARD COSTA OVEST: intervista a Marco Maielli

Aggiornato il: gen 6


Parlando di Piani Collettivi di Salvataggio, una delle realtà più efficienti che ha adottato questa strategia è Lifeguard Costa Ovest, servizio di sorveglianza e salvataggio sulle coste toscane di Donoratico e Marina di Castagneto-Carducci. Ho avuto modo di conoscere Marco Maielli, socio fondatore, e di porgli alcune domande sul loro lavoro.

"Lifeguard Costa Ovest": che cos'è e come nasce?

Nasce dalle ceneri della cooperativa sociale "promozione Marina di Castagneto-Donoratico". Nel 2011 decidemmo di creare questa cooperativa e di eleggere me come presidente, mi buttai a capo fitto in questa avventura. La situazione era disastrosa, niente mezzi, niente di niente. Ricordo che i pezzi delle torrette le portavamo con una carriola, allestendole sia il sabato, sia la domenica, i mezzi che avevamo a disposizione li avevamo in prestito dai nostri amici. Presi in mano tutta la situazione che contava "solo" 14 postazioni.

La stagione seguente passammo a 19 torrette arrivando quasi alla totalità delle adesioni; addirittura dall’anno successivo un solo concessionario rimase fuori dal PCS.

Nel 2018 è nata la Lifeguard Costa Ovest S.r.l. che conta 5 soci; è stato anche l'anno in cui siamo passati da circa 35 dipendenti a oltre 55, gestendo due PCS, investendo anche i ricavi per affittare un magazzino in cui poter stivare tutto il materiale e i mezzi che negli anni abbiamo messo a servizio dei bagnanti: 2 Quad, 2 Jeep Fuoristrada, 1 gommone, 2 moto d'acqua, 2 DAE e tutte le attrezzature per circa 50 torrette.


Cosa fa la differenza nel vostro team?

Non ci piace dire in cosa ci contraddistinguiamo, piuttosto ci piace dire quali sono i nostri punti di forza. Tutto nasce da un’attenta selezione psico/fisica del personale, che inizia con un colloquio, andando poi a svilupparsi in una serie di prove fisiche nel nostro ambiente di lavoro, il mare. Da lì ci rendiamo conto della reale efficienza del soggetto che desidera entrare a far parte della squadra. Inizialmente non guardiamo strettamente l'aspetto tecnico (se ci sono delle carenze, starà a noi correggerle mediante gli interventi formativi), ma l' approccio alle prove a cui sono sottoposti.

Selezionata la squadra, inizia il percorso formativo, altro punto di forza della Lifeguard Costa Ovest srl. Cerchiamo di riprodurre situazioni stressanti in modo che i nostri ragazzi siano pronti all’intervento con una sensazione di piena consapevolezza nei propri mezzi e nella forza del nostro team. Ci piace immaginare le nostre squadre come delle navi che affrontano un oceano, che passa continuamente da calmo a tempestoso. La ciurma diventa una famiglia, non siamo solo membri della nave, siamo fratelli bagnati dal salmastro, che si fidano ciecamente l' uno dell'altro, conoscendo qualità e difetti di ogni elemento della squadra.

La coesione di squadra è sicuramente la nostra punta di diamante. Siamo tutti a lavoro sul campo, dall'amministratore , al responsabile di spiaggia, al resto dei soci. Tutti, tutti a lavoro sul campo, in prima linea. I ragazzi hanno il nostro supporto ogni singolo momento, dalla necessità di un raddoppio di postazione per situazioni in mare difficili da gestire alla più piccola manutenzione, noi ci siamo. La passione ci guida, come un richiamo a cui non possiamo evitare di rispondere.

Ogni anno cerchiamo di migliorare le condizioni dei nostri dipendenti e le armi che possiamo usare sul nostro campo di battaglia. Cerchiamo di curare ogni dettaglio ed essere sempre più efficienti, investendo continuamente sul nostro lavoro. Potremmo racchiudere il tutto dicendo che pretendiamo moltissimo dai nostri dipendenti, consapevoli di dargli altrettanto.


Come strutturate la formazione e l'addestramento?

La formazione vuole coprire a 360° ogni aspetto del nostro lavoro. Ogni aspetto teorico che curiamo, non ha significato se all'atto pratico la risposta non è quanto più vicina alla perfezione. I ragazzi devono essere preparati sia alla comunicazione via radio, sintetica e chiara, sia al coordinamento immediato dell'intervento che ci si trovi ad affrontare. Da quanti lifeguard devono essere impiegati a che strumenti di salvataggio devono essere usati. Ci alleniamo per far sì che ogni intervento, nella sua varietà, sia portato a buon fine quando la prevenzione non è bastata, in tempi più celeri possibili e azzerando al minimo la componente di rischio che sarà comunque presente.

Due esercitazioni settimanali, in cui si vanno a focalizzare tutti gli aspetti del nostro lavoro.

Nelle simulazioni cerchiamo di ricreare ogni possibilità d’intervento, vale solo una delle regole che il mare ha sempre dettato, ovvero che "Mari calmi non hanno mai creato marinai abili".

Questo ha portato negli anni a una riconosciuta efficienza nel nostro lavoro da parte delle autorità competenti, ed è sicuramente una medaglia di cui andiamo fieri.


Come programmate le manutenzioni?

La manutenzione del materiale di un piano collettivo parte dal controllo e messa in sicurezza delle piattaforme (torrette) di salvataggio durante i mesi invernali con controlli periodici sul loro stato e delle spiagge annesse. Durante il primo mese di stop del piano collettivo si controllano e verniciano per preparale alla stagione invernale. Vengono in seguito lavate e sanificate tutte le attrezzature di salvataggio.

Altro step che ci impegna molto durante i mesi invernali è la totale pulizia e manutenzione di tutti i mezzi sia terrestri che acquatici. Poi prima dell’apertura della nuova stagione si riparte con il montaggio sia terrestre che marino del materiale. Durante la stagione le varie problematiche che possiamo riscontrare sono: la perdita o le varie rotture del materiale acquatico (boe, pali acque sicure,ecc) a causa delle mareggiate, interventi di manutenzione sulle radio, i mezzi meccanici, il ripristino dei materiali consumati. Il lavoro di manutenzione non smette mai: una buona manutenzione consente di risparmiare e avere tutto il materiale in efficienza.


Che cos'è un piano collettivo di salvataggio?

E’ un piano di sicurezza e salvataggio che comprende tutta la spiaggia sia libera, sia in concessione. Il servizio è quindi decentrato dai vari stabilimenti balneari e dalle spiagge libere a gestione comunale, accentrandosi in un’unica organizzazione.


Quali sono i vantaggi rispetto al sistema di sorveglianza tradizionale?

I vantaggi di un piano collettivo derivano soprattutto dall’organizzazione di squadra del servizio. Essendo infatti gestito da un unico centro operativo per tutta la spiaggia, può ottimizzare la divisione del lavoro, la coordinazione tra le postazioni, la coordinazione degli interventi con maggiore sicurezza ed efficacia, prevedere ruoli di responsabilità a vario grado col risultato di una maggiore certezza del rispetto delle regole da parte di tutti. La Capitaneria di Porto può contattare direttamente un solo interlocutore per avere contezza dello stato dei soccorsi, della criticità della spiaggia, e per dare rapidamente eventuali direttive di emergenza. Il lifeguard non dipende dallo stabilimento balneare e si deve occupare solo della sicurezza e del salvataggio dei bagnanti come previsto dal regolamento del PCS. Il giovane viene affiancato a quello più esperto e la rotazione tra le postazioni gli consente di imparare rapidamente a conoscere lo specchio di mare che deve sorvegliare. E’ obbligato per contratto a formazione e aggiornamento continuo. Deve redarre il verbale di intervento che valutato dai responsabili consente di rinforzare o modificare il piano ad ogni circostanza.


Un intervento dei vostri lifeguard che ricordi particolarmente?

Ricordo tanti interventi particolari, difficili impegnativi in cui sono intervenuti più lifeguard, ma voglio citarne uno che mi è rimasto più impresso, successo proprio ad inizio stagione. Due bagnini sono intervenuti per il salvataggio di due bambini. L’intervento non era particolarmente complicato, i bambini si sono spaventati molto come è normale che sia, ma è stata toccante la loro reazione: hanno fatto un disegno, che ho sempre in ufficio, in cui hanno rappresentato il proprio salvataggio mediante un bellissimo collage con la sabbia.


Come fare per entrare a far parte della vostra squadra?

Occorre fare una prova d'ingresso, gli anni scorsi la facevamo in piscina, ma dalla scorsa stagione le valutazioni le facciamo direttamente in mare, non con una prova sola ma facendo diversi incontri teorico-pratici.


Quali sono i consigli per lanciare un nuovo piano collettivo su una fascia costiera?

Per fare un PCS, il primo consiglio è valutare il tratto di mare studiando bene quello che c'è davanti e in base a quello fare una valutazione dei lifeguard che possono occorrere per dare sicurezza in quel tratto; purtroppo l'esperienza che ho dice che la prima valutazione per gli operatori è il prezzo, poi puoi essere il più bravo del mondo, ma se spendono troppo non aderiranno mai. Quindi il fatto sta nel valutare la giusta sicurezza con la giusta spesa.



0 commenti

Post recenti

Mostra tutti