• Davide Gaeta

SOCCORSO SPELEOSUBACQUEO: intervista al CNSAS

Il soccorso in ambiente acquatico si estende davvero in tantissime diramazioni, coinvolgendo figure professionali molto variegate. Tuttavia sono sempre rimasto del parere che il contesto acquatico più ostile di tutti resta quello correlato alle cavità, dove il soccorso richiede capacità e competenze davvero fuori dalla norma.

Sono grato di essere stato autorizzato a trattare questo tema direttamente con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), grazie ad un'intervista rilasciata da Roberto Loru, coordinatore nazionale della Commissione Nazionale Speleosubacquea del Soccorso Speleologico (COM.SUB).

La speleosubacquea è una disciplina che fonde un'attività di consueto legata all'ambiente marino (la subacquea) a diverse competenze dell'ambiente montano (speleologia, geologia, alpinismo, ecc); oltretutto, per essere praticata in sicurezza, richiede di aver acquisito un'elevata preparazione in tutti questi aspetti. Sulla base di ciò, come e da dove nasce in genere uno speleosubacqueo?

Un buon speleosubacqueo nasce principalmente da una pregressa intensa attività speleologica, durante la quale la presenza di condotte allagate rappresenta il limite esplorativo, e quindi lascia non completamente appagata la voglia di “conoscenza” di quel mondo sotterraneo che per uno speleologo è quasi irresistibile.

Questo limite esplorativo può essere superato solo con la conoscenza di tecniche di immersione speleosubacquee, per poter andare avanti nella progressione e nell'esplorazione di una grotta.

Questo credo che sia la prima ragione che porta uno speleologo ad intraprendere corsi di formazione e specializzazione di immersione in grotta.



Una vita appesa ad un filo...di Arianna. Questo strumento è probabilmente il simbolo di questa attività, pilastro portante su cui si fonda la sicurezza dello speleosub. Un sunto di informazioni su questa attrezzatura, da trasmettere a chi non è del settore e non ne ha mai sentito parlare?

La sagola guida (chiamata anche da alcuni non addetti ai lavori “filo di Arianna”) è lo strumento che gli speleosub utilizzano durante le loro immersioni in ambienti sotterranei, per potersi garantire un rientro in totale sicurezza verso l'unica via di uscita rappresentata dall'ingresso della cavità.

La sagola guida viene stesa dall'ingresso della grotta durante la progressione, ed è ancorata in più punti per evitare la rottura in caso di sollecitazione meccanica; inoltre viene marcata con delle bandierine che indicano la distanza di progressione e la direzione.

Uno speleo sub esperto non percorrerebbe neanche un metro in una grotta sommersa senza la sagola guida in quanto si esporrebbe a dei rischi altissimi, mettendo in pericolo la propria vita e quella di eventuali suoi compagni di immersione.

Leggendo diversi testi in merito alla materia, mi sono appuntato un elenco dei vari motivi che rendono la speleologia subacquea, nella sua totalità, un'attività estremamente complessa. Sono venute fuori diverse pagine, e sicuramente chi pratica questa attività avrebbe scritto tanto in più. Quali possono essere reputate, in ordine sparso, le maggiori criticità in questo settore?

Le criticità possono essere molteplici e richiederebbero un'ampia discussione in merito.

Diciamo che l'immersione in un sifone sotterraneo richiede una preparazione adeguata e continua, questo non perché sia più impegnativa fisicamente di un'immersione in acque libere, ma perché un'immersione in ambienti confinati, quali sono le grotte, richiede una concentrazione e un forma mentis diverse da un'immersione in mare.

Il non poter riemergere in qualsiasi momento è di per se un fattore penalizzante nella programmazione di un'immersione sotterranea, più lo speleosub si allontana dall'ingresso più il suo stress psico-fisico è messo a dura prova.

Un'immersione apparentemente tranquilla può trasformarsi in pochi attimi in qualcosa di veramente spiacevole se non si è preparati ad affrontare le insidie nascoste di un sifone, dove la limpidezza iniziale dell'acqua può trarre in inganno il subacqueo, trovandosi a nuotare dopo pochi minuti in acque torbide e dalla visibilità ridotta o pressoché nulla.

Il subacqueo speleosub non solo deve essere preparato tecnicamente all'utilizzo delle attrezzature, ma deve essere anche formato e allenato mentalmente a mantenere la calma e la concentrazione quando la situazione si complica, e gestire le prime fasi di un eventuale incidente durante la progressione con le adeguate procedure.

Il panico è il nemico numero uno dello speleo sub, quindi niente improvvisazione.



In tanti modi lo speleosub si distacca dai protocolli classici della subacquea. Ad esempio, per tante motivazioni legate proprio alla sicurezza, si predilige il lavoro in solitaria rispetto al sistema di coppia, tant'è vero che è noto il detto "uno speleosub, un morto; due speleosub, due morti". Questo rapporto legato ad una necessaria individualità come viene vissuto quando invece ci si sposta sul soccorso, dove notoriamente la componente-squadra è fondamentale?

Nel nostro lavoro il team è fondamentale, ogni tecnico entra in acqua almeno con un compagno, ma il numero cresce a seconda della tipologia di incidente quando ci si trova ad operare per soccorrere uno speleosub infortunato.

Una delle cose più impressionanti è l'inevitabile ridondanza della attrezzature: serve una quantità enorme di dotazioni, spesso anche sofisticate, per poter immergersi in ambiente ipogeo! Logisticamente il CNSAS come organizza gestione, distribuzione e impiego di tutti questi materiali?

Ogni tecnico del soccorso ha una sua dotazione personale adeguata agli standard dalle scuole di formazione del CNSAS richiesti per operare in ambienti sommersi.

Il Soccorso Alpino e Speleologico fornisce dove necessario attrezzature aggiuntive di vario genere (mute stagne, rebreather, bombole, erogatori, lampade, ecc.) e corsi di specializzazione con l'intento di mantenere sempre un alto standard di preparazione e di dotazione dei materiali.



Quali sono gli step con cui il CNSAS organizza un soccorso in ambienti allagati, dall'attivazione fino alla conclusione dell'intervento?

Viene allertata l'unità più vicina al luogo dell'incidente che si reca immediatamente sul posto per un primo intervento e valutazione dell'entità dell'incidente.

Di seguito vengono fatte intervenire a supporto altre unità a secondo delle esigenze.

Un intervento in grotte allagate può avere vari scenari più o meno complessi, quali lunghi tratti sommersi più o meno profondi, o lunghi tratti aerei intervallati da tratti sommersi di varie tipologia e difficoltà.

Solitamente un intervento reale o un'esercitazione impegna per lunghe ore un cospicuo numero di tecnici fino al termine dell'intervento.

Le ricerche e i protocolli relativi al rescuediving sono in continua evoluzione, ma i due punti chiave restano sempre il ritorno in superficie ed il successivo trattamento sanitario/iperbarico. Invece il soccorso speleosubacqueo è probabilmente l'unico caso che prevede la necessità di dover trasportare un paziente sott'acqua, per progressioni sia orizzontali che verticali, e con tempi spesso lunghi. Come si svolge questa fase?

Il medico della squadra è colui che raggiunge tra i primi l'infortunato ed è colui che in base alle condizioni del paziente decide la tipologia di intervento.

Il paziente se traumatizzato in zone aeree, viene prima di tutto stabilizzato e monitorato in un ambiente protetto e caldo appositamente creato per queste situazioni.

Il successivo trasporto subacqueo o aereo può avvenire sia con l'utilizzo della barella che con l'utilizzo di immobilizzatori parziali.

Il trasporto di un infortunato in barella in tratti sommersi è sempre un'operazione difficile e delicata che richiede un elevato coordinamento e concentrazione di tutto il team.

Le grotte marine sono purtroppo spesso legate a tragedie (in Italia sono molto noti i casi delle grotte della Campania), probabilmente perché maggiormente frequentate, anche sotto il profilo ricreativo, dove sovente i sommozzatori non hanno l'esperienza tecnica di chi si immerge in sorgenti e sifoni.

La speleologia subacquea marina, soprattutto di carattere ricreativo, dovrebbe incrementare alcuni standard (a partire dai cosiddetti corsi Cave Diver, o dalle attrezzature utilizzate) affinché si possano prevenire questi episodi drammatici?

Purtroppo questi incidenti in grotte marine sommerse sono dovuti principalmente ad una sottovalutazione degli alti rischi a cui si va incontro se ci si inoltra in taluni ambienti senza l'utilizzo di tecniche adeguate.

Il non utilizzo di una sagola guida o un suo errato utilizzo sono una delle maggiori cause di incidente, ma anche l'attrezzatura non rindondante lascia poche possibilità di salvezza ad un sub poco esperto che si trova ad affrontare situazioni di emergenza in ambienti sommersi.

Esistono corsi Cave Diver molto specializzanti che non lasciano niente al caso, ma vi sono purtroppo molti subacquei che si avvicinano a queste immersioni utilizzando il "fai da te", con informazioni reperite qua e là o dal web, e sovente sono proprio coloro che vanno incontro a incidenti spesso dall'esito fatale.



Uno degli incidenti internazionalmente rimasti impressi nella storia recente è quello avvenuto in Thailandia, nella grotte di Tham Luang nel mese di Giugno 2018. Qualche parola da spendere su quell'episodio e sulla strategia di soccorso applicata?

Quel drammatico incidente che vide coinvolte così tante persone è l'esempio calzante di come una preparazione non adeguata per immersioni in ambienti sommersi ed estremi ha messo a rischio la vita di numerosi subacquei di derivazione marina, abituati ad operare in acque libere, allungando considerevolmente i tempi di intervento.

Solo la preparazione di pochi speleosub, altamente specializzati a lavorare in ambienti sotterranei per tante ore e in condizioni estreme, ha reso possibile la conclusione felice di una vicenda che poteva avere un esito ben più grave in termini di vite umane.

In Italia, indicativamente a quanto ammontano gli incidenti che richiedano un intervento speleosub, e quali sono gli scenari più usuali?

In Italia per fortuna si riscontrano pochi interventi speleosub. In passato si è intervenuti spesso per il recupero di speleosub incappati in incidenti letali durante immersioni in grandi risorgenze carsiche.

In tempi recenti subacquei di derivazione marina hanno avuto incidenti dall'esito fatale in cavità marine durante immersioni ricreative.



Come si diventa Tecnico del Soccorso Speleosub del CNSAS?

Bisogna innanzitutto far parte del CNSAS presentando domanda di ammissione al responsabile della Stazione CNSAS competente per territorio, corredata del curriculum dell'attività alpinistica o speleologica degli ultimi due anni e da un certificato medico.

Una volta ammessi, bisogna svolgere tutta la parte didattica e di addestramento per diventare tecnico di speleo soccorso.

Successivamente per poter intraprendere il percorso di soccorritore speleo sub, bisogna essere in possesso di un titolo che dimostri di aver praticato attività speleosubacquea.

Solo allora si ha la possibilità di essere affiancati per la formazione ai tecnici speleosub a livello regionale e nazionale.



Un messaggio per chi volesse avvicinarsi al mondo speleologico, o speleosubacqueo, oppure proprio a questo particolare ramo del soccorso tecnico?

La speleologia e la speleo subacquea sono attività affascinanti e ricche di stimoli, e concedono grandi soddisfazioni se praticate con continuità e con il giusto approccio.

Per la speleologia si può iniziare iscrivendosi ad uno dei numerosi corsi che i gruppi speleo sparsi sul territorio nazionale organizzano con cadenza annuale.

Per la speleo subacquea bisogna affiancarsi a un istruttore speleosub, un dive center qualificato, o alla scuola nazionale di speleologia subacquea della Società Speleologica Italiana.

Solo dopo un adeguato percorso di formazione si potrà andare in sicurezza nell'affascinante mondo delle grotte sommerse.

Non lasciate niente al caso, ne va della vostra vita.

L'attività del CNSAS è finalizzata prevalentemente all’addestramento e prevenzione di incidenti in ambienti sotterranei o confinati, con una squadra di tecnici speleo sub che periodicamente si esercitano in ambito nazionale e localmente in ambito regionale, con piani formativi e di mantenimento specifici.

Questa attività è inquadrata dalla legge 74/2001 e dalla legge 126 del 13 ottobre 2020, quale sancisce il ruolo primario svolto dal CNSAS come corpo incaricato di pubblico servizio dallo Stato, per l’attività di “ricerca e al soccorso dei dispersi” in ambiente montano e in grotta e in ambienti impervi, a favore di soggetti “in imminente pericolo di vita e a rischio evoluzione sanitaria”.


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