• Davide Gaeta

ENZO MAGGI, lifeguard della East Coast

Aggiornamento: gen 5

Nel Novembre 2016 partecipai al primo corso che la ISA (International Surfing Association) tenne in Italia sulle tecniche di rescueboarding, con docenti dei lifesaver australiani.

In quella occasione incontrai tra i corsisti un personaggio che tanti conoscono nel settore: Enzo Maggi, lifeguard di Fano, nel mondo delle attività acquatiche una delle figure più attive (o forse iperattive!). Ricordo che il B&B ci assegnò nella stessa camera e che la sera, dopo essere stati in acqua l'intera giornata con delle onde tostissime (e un freddo non da meno..) tutti eravamo distrutti, con unico pensiero il carico che avrebbe aggiunto la giornata successiva, e il mare che non aveva intenzione di calare; lui invece scalpitante per andare a svagarsi a passeggio sul lungomare.

Enzo vanta, oltre che tanta energia, molta esperienza pratica sul campo ed un considerevole quantitativo di ore "a mollo". Si è reso disponibile a condividere la sua esperienza attraverso alcune domande.

I social ti mostrano costantemente attivo in tante attività attinenti il mare. Come hai iniziato il tuo percorso nel mondo delle attività in acqua? 


Diciamo in modo del tutto naturale visto che sono nato a Napoli, per la precisione nei "Quartieri Spagnoli". Il Mare è la mia vita da sempre. Ho iniziato sin da piccolo, con la nautica da diporto, in occasione delle vacanze estive dove ho sempre navigato su una piccola barca a vela con i miei genitori; in quegli anni abbiamo navigato da Ventimiglia fino a Villa San Giovanni, ogni stagione una costa diversa. Poi ci siamo trasferiti a Milano per motivi di lavoro e lì ho conseguito il brevetto di bagnino di salvataggio negli anni 90, subito dopo quello da subacqueo e negli anni successivi tutti i relativi brevetti da istruttore. Nel 2010, mi sono trasferito a Fano (PU) dove ho trasformato la mia passione in professione.


Quali sono secondo te le caratteristiche di un buon lifeguard?

Il lifeguard/soccorritore è uno stile di vita! Poi ci vuole, passione, competenza, esperienza e tenacia.


Operativo, sempre in prima linea ma allo stesso tempo anche un formatore.  Quali sono a tuo parere i requisiti di un buon istruttore in questo ambito?

Un buon istruttore/insegnante/allenatore deve stimolare la curiosità, la conoscenza, la formazione e l'addestramento degli allievi, così da formare dei professionisti competenti.

Attrezzatura di salvataggio preferita?

Personalmente utilizzo tutte le attrezzature a disposizione per essere sempre allenato, tuttavia la mia attrezzatura preferita/più utilizzata è il SUP Rescue; poi maschera, snorkel e pinne, riducono il rischio fra soccorritore e pericolante.


Un soccorso che ricordi in particolare?

Agosto 2017 a Torrette di Fano (PU), pomeriggio, recupero con mare molto mosso di tre pericolanti di cui uno sui 100kg. In due soccorritori sul pattino, in una zona di non rientro per via delle scogliere sommerse.

Ci siamo avvicinati e li abbiamo recuperati uno alla volta; nel frattempo sono intervenuti anche la moto d'acqua, la motovedetta SAR della Guardia Costiera e un gommone dei vigili del fuoco.

Mentre Mauro Mandolini, il Presidente di OASI Confartigianato nonché esperto collega nel salvamento, gestiva il pattino, io procedevo a far indossare il lifejacket anche ai pericolanti

per poi trasportarli uno per volta a nuoto dal pattino alla motovedetta; le condizioni del mare rendevano difficile accostare, ma ancora più complicato il rientro!

Una volta messi in sicurezza i naufraghi, io e Mauro, valutando il momento giusto ci siamo preparati per il rientro in spiaggia attraverso i varchi delle scogliere frangiflutti, assistiti dai mezzi nautici dei Corpi dello Stato; alla fine è andato tutto bene e i tre sono stati portati nel porto di Pesaro e noi siamo arrivati in spiaggia senza conseguenze.

Sul web è divenuto noto un tuo sfogo di qualche anno fa, dovuto alla perdita di un collega durante un intervento. Potresti riassumerci l'accaduto?

Lo sfogo è stato proprio in quella occasione, visto che il mattino sulla stessa spiaggia il collega Bigio era uscito a recuperare due ragazzi e il loro padre, i quali non avevano rispettato la bandiera rossa ed erano andati a fare il bagno, per poi essere trascinati dalla corrente di ritorno e trasportati al largo. Quando sono arrivato da Fano dopo che un altro collega mi aveva avvisato, c'era già il personale del 118 da 15 minuti, abbiamo praticato la RCP per altri 25 minuti, i sanitari gli hanno somministrato adrenalina, ossigeno, usato il defibrillatore, purtroppo senza successo. L'amico e collega Bigio ha sacrificato la sua vita per salvarne altre.


Un messaggio da lasciare affinché episodi del genere non si ripetano più?

Da anni vogliamo e chiediamo un riconoscimento legislativo dei soccorritori, con tutti i diritti e doveri dei lavoratori professionisti. Dobbiamo intensificare la diffusione della cultura del salvataggio e primo soccorso, nelle scuole e nella comunità. Tutto affinché i colleghi non siano morti invano.


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