• Davide Gaeta

Cosa fare il PRIMO GIORNO IN SERVIZIO

Aggiornamento: nov 19

Ci sono una serie di cose che il lifeguard dovrebbe fare a monte della stagione estiva. Per questo motivo consiglio vivamente di iniziare il lavoro almeno qualche giorno prima dell'attività di sorveglianza, in modo da poter prendere qualche giornata da dedicare esclusivamente a queste necessità.

Lettura delle ordinanze locali

La prima cosa da fare è leggere l'Ordinanza di Sicurezza Balneare emanata dal Compartimento Marittimo della Capitaneria di Porto che ha competenza in quell'area.

Questo documento è scaricabile dal sitoweb, e generalmente viene anche esposto in formato manifesto all'ingresso dello stabilimento balneare.

È fondamentale leggerlo attentamente per poi procedere ai passaggi successivi; inoltre, il mio consiglio è stamparne una copia da tenere nel proprio zainetto, pronta per essere tirata fuori qualora dovesse sorgere un diverbio in spiaggia.

Un altro documento da leggere con attenzione è l'Ordinanza Balneare Comunale firmata dal sindaco del Comune in cui si presta servizio.

Controllo delle attrezzature

Innanzitutto è necessario controllare che siano presenti tutte le attrezzature obbligatoriamente previste dall'Ordinanza della Capitaneria di Porto, in linea col quantitativo richiesto, e valutare se necessario integrare anche con altre dotazioni integrative. Di seguito ne elenco alcune con le relative ispezioni da condurre.

  • Rullo di salvataggio: sfilare tutto il cavo, controllando man mano l'integrità di tutta la cima, per poi riavvolgerlo filando la cima in modo che si disponga a spire parallele. In questo modo possiamo essere certi di non avere intoppi il giorno in cui servirà.

  • Salvagente anulare: verificare che le plastiche siano in buono stato e che sulla livrea siano visibili i catarifrangenti e il nome dello stabilimento balneare. Controllare anche la cima tien-ti-bene che segue il perimetro della ciambella.

  • Rescuecan: controllare lo stato della plastica, soprattutto la punta visto che è il punto in genere più soggetto a usura. Controllare anche la bretella e la cima, assicurando questa al salvagente con un nodo adeguato. Verifiche analoghe vanno fatte ugualmente se si usano rescuetube.

  • Pinne: flettere la pala per verificare che sia in ottimo stato ed indossare la scarpetta per assicurare che siano della misura adatta.

  • Natante a remi: verificare lo stato dello scafo, dei lesi (tappi di scarico), degli scalmi, dei remi e la presenza di tutte le dotazioni di bordo richieste (salvagente, ancora, gaffa, remo di rispetto). Il mio consiglio è di tenere a bordo anche mezzepinne, saccalancio e una piccola sacca stagna con binocolo, fischietto e walkietalkie.

  • Rescueboard: verificare lo stato dello scafo e la tenuta delle maniglie. Se si utilizza un RescueSUP gonfiabile assicurarsi che non ci siano perdite, dando un'occhiata anche alla valvola di gonfiaggio.

  • Megafono: controllare che le batterie siano cariche e che il volume soddisfi l'audio richiesto.

  • Binocolo: verificare l'integrità delle lenti e dello zoom.

  • Radio: verificare lo status delle batterie ed effettuare diverse prove radio.

Controllo delle dotazioni sanitarie

Innanzitutto assicurarsi che sia presente un locale infermeria idoneo, dove accompagnare un paziente qualora ce ne fosse il bisogno.

Anche in questo caso bisogna controllare che siano presenti tutte le attrezzature obbligatoriamente previste dall'Ordinanza della Capitaneria di Porto, ed eventualmente integrare anche con altro materiale utile.

  • Cassetta medica: verificare che siano presenti tutte le dotazioni previste (in genere si fa riferimento al D.M. 388/2003), controllando la scadenza di ogni singolo presidio. Il mio consiglio è poi di integrare con altre dotazioni specifiche per gli incidenti da spiaggia.

  • Somministrazione ossigeno: controllare la pressione della bombola, leggere il bugiardino del farmaco e verificarne la scadenza, controllare il riduttore di pressione, il flussimetro e tutto il kit di somministrazione (corrugati, maschere, pallone AMBU, reservoir).

  • Defibrillatore: controllare la scadenza di piastre e batterie, ed effettuare l'autotest (le modalità cambiano rispetto al modello). Inserire nello zaino del DAE anche un rasoio da soccorso e salviette.

  • Presidi gestione trauma: qualora fossero presenti effettuare un controllo dello status delle cinghie della tavola spinale, dei velcri del collare e del blocco fermatesta. Analogo controllo va effettuato ad eventuali altri presidi (steccobende, tourniquet, ecc).

Controllo dello spot

Una delle cose fondamentali per un lifeguard è l'attività di scouting, ossia il controllo certosino dell'area in cui si va ad operare. Questo deve essere svolto:

  • a inizio stagione, verificando il declivio del fondale e la presenza di secche, scogli, scogliere, canali, dislivelli, buche e qualunque tipo di criticità;

  • a inizio giornata, quotidianamente, in base alle condizioni meteo/mare del giorno; è bene rifarlo anche durante la giornata poiché queste condizioni possono cambiare.

In controllo dello spot deve essere svolto osservando lo spot da più punti (dalla battigia, dalla postazione, ecc), nuotando nell'area preferibilmente con maschera e snorkel, e navigando sulla superficie dell'acqua (ad esempio con tavola o pattino).

Installazione dei gavitelli

Le Ordinanze prima citate prevedono una serie di boe che vadano a delimitare lo specchio d'acqua adibito alla balneazione (in cui è esclusa la navigazione a motore e vela), la zona di acqua bassa (chiamato "limite acque sicure", dicitura a mio parere fuorviante) e in alcuni casi un corridoio di lancio adibito a partenza e arrivo in spiaggia di piccole unità, canale in cui è esclusa la balneazione.


L'installazione di questi gavitelli è generalmente affidata ai guardaspiaggia, e il metodo folkloristico è quello di utilizzare dei sacchi pieni di sabbia come corpo morto (ancoraggio sul fondo) e una cima per distanziare le boe l'una dall'altra nella misura richiesta.

Team-bulding

Conoscere i propri colleghi è fondamentale per questo lavoro. Soltanto un team compatto ed affiatato può garantire dei margini di efficacia e sicurezza. Questo vale anche se per colleghi intendiamo quelli degli stabilimenti balneari limitrofi.

Insieme al titolare dello stabilimento (oppure della cooperativa o di quella che è la realtà in cui si lavora) è bene stilare un documento di valutazione del rischio, dove analizzare ed elencare tutte le possibili criticità relative a quella mansione in quel luogo.

Contestualmente è bene stilare delle procedure operative da attuare nelle diverse tipologie di emergenze che possono accadere.


Il mio consiglio è che la squadra di lifeguard, prima di cominciare il servizio, organizzi degli allenamenti con tutti i componenti, partecipi a dei workshop specifici e svolga delle simulazioni reali di salvataggio sullo spot operativo.


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