• Davide Gaeta

SOCCORSO FLUVIALE: intervista a Vincenzo Minenna

Aggiornato il: mar 18

Le competenze che deve avere un tecnico soccorritore fluviale hanno poco o nulla a che vedere con quelle del lifeguard o del soccorritore marittimo.

Diversi contesti, diverse attrezzature, diverse tecniche, a partire dal “nuoto”. È un settore molto tecnico e l’improvvisazione va assolutamente lasciata da parte.

Scopriamo alcuni aspetti di questo mondo insieme a Vincenzo "Vick" Minenna, fondatore di Rescue Project, scuola d'elite nella formazione sul Soccorso Fluviale e Alluvionale.

Se il mondo degli assistenti bagnanti è normato in maniera abbastanza chiara (seppur contestabile), come è strutturato in Italia il settore del soccorso fluviale? Il settore del soccorso fluviale ed alluvionale attualmente ha delle criticità.

Questo tipo di intervento tecnico è demandato in teoria al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Nella pratica, in caso di alluvione o ricerche che si protraggono nel tempo, vengono interpellate anche altre realtà, ad esempio i Volontari di Protezione Civile.

Questo ha generato delle difficoltà, ma soprattutto dei grossi gap per quanto riguarda gli aspetti tecnici e la formazione, spesso fatta all'interno e quindi senza standard qualitativi.

Come scuola lavoriamo con molti professionisti del soccorso, ad esempio gli aerosoccorritori dell'Aeronautica Militare. I militari come linea hanno quella di appoggiarsi a professionisti esterni per la propria formazione, e la corretta forma mentis è "impariamo da chi questo lo fa di mestiere".

In questo modo ottemperano anche al noto D.lgs 81/2008 (sicurezza sul lavoro), visto che in caso di incidente hanno la possibilità di dimostrare di aver ricevuto la miglior formazione possibile, come richiesto dalla normativa citata.

C'è uno sport in acqua viva che reputi particolarmente attinente e formativo per la preparazione di un soccorritore fluviale (canoa, rafting, hydrospeed, ecc)?

Sicuramente il rafting è un ottimo strumento per poter avvicinarsi al mondo dell’acqua viva e del soccorso.

Spesso si impara o ci si avvicina al raft in "maniera commerciale", col setting di una tipica guida raft che lavora in un centro rafting, ovvero operando sul raft con a bordo 4-5 persone. Questa purtroppo è una procedura sbagliata per il soccorso, che andrebbe cambiata subito!

Per il resto, più esperienze si hanno in fiume, più si è avvantaggiati.

Quello che però bisogna non confondere è sport con soccorso.

Andare in kayak per attività ricreativa/sportiva è una cosa, andare a recuperare una persona in una nicchia è tutt'altra cosa.

Le competenze del soccorso fluviale sono spesso lontane da quelle del classico soccorso acquatico, bensì molto più correlate all'ambito alpinistico. Quali sono le formazioni "a secco" che un buon soccorritore fluviale dovrebbe possedere nel suo bagaglio? Tutto fa brodo. Nell’ambiente fluviale ed alluvionale, non potendolo standardizzare, più competenze si hanno più le possibilità di trovare soluzioni sono alte.

Sicuramente un background di lavori in fune ed esperienza nel verticale aiuta molto.

Ad esempio, se uno sa costruire ancoraggi con friends e dadi, probabilmente riuscirà anche a creare un ancoraggio in fiume.

Stessa cosa vale per la forma fisica: diciamo che se uno arrampica su un 6c-7a sicuramente è in buona forma fisica, cosa che aiuta tanto nel lavoro.

Un soccorritore completo dovrebbe avere competenze di verticale, fiume, nuoto e procedure standard, uso di raft e mezzi a motore, e anche una parte di pronto soccorso e gestione del trauma.

Questo perché spesso in alluvione non si ha sempre la possibilità di far arrivare medico o operatori sanitari.

L'alluvione è un po' "come in guerra": tutti devono sapere un po' di tutto!

Un elenco completo di DPI e dotazioni personali che un operatore fluviale dovrebbe avere? La risposta non è facile, posso dire che - oltre ovviamente a casco, protezione termica, aiuto al galleggiamento, scarpe idonee - un operatore dovrebbe avere con se:

  • 3 moschettoni a ghiera alto carico (alto carico perché durano molto di più con l’attrito delle corde, con la sabbia e inoltre esistono modelli certificati per uso speciale anche in ambiente salino).

  • 3 fettucce chiuse in nylon lunghezza 120 cm certificate per il lavoro (per armare paranchi e ancoraggi, zip veloci e doppi imbrachi).

  • 1 fettuccia da 250 cm, anche questa certificata (con questa si può fare un imbraco basso e alto con anche il salvagente, è idonea come flipline, come ancoraggio, e si può mettere attorno ai tubolari del raft quando si incravatta. Fettucce più piccole per i raft con tubolari grossi non vanno bene).

  • 1 fischietto per uso in acqua

  • 1 coltello punta arrotondata (personalmente preferisco quelli chiusi rispetto a quelli estraibili classici da sub)

  • 1 carrucola

  • 1 corda da lancio con marsupio, statica, galleggiante, lunga circa 20 metri e tenuta minimo 15 kilonewton.

  • radio e cellulare.

Poi ci sono le attrezzature che una squadra dovrebbe avere, come raft o imbarcazione a motore (dipende da dove si lavora), winch, discensori, corde statiche, imbrachi, ecc...naturalmente tutto per uso lavorativo a norma di legge in linea col D.lgs 81/08!!

Oltre il contesto fluviale, bisogna sempre considerare che in alluvione ci si trova a dover lavorare su piani inclinati o su tetti.

E poi c'è il kit di pronto soccorso e gestione trauma (ad esempio io uso un estricatore con triangolo integrato, e ho la possibilità di gonfiarlo facendolo diventare un salvagente) e se la condizione lo permette, anche ossigeno e defibrillatore.

Uno degli incidenti in fiume più diffuso e sottovalutato è l'incastro da piede. Di cosa si tratta, come evitarlo e cosa fare quando si finisce in questa condizione? L’incastro da piede è sicuramente un importante pericolo.

Si tratta di rimanere bloccati in acqua per colpa della pressione che l'acqua costantemente applica su uno o entrambi gli arti inferiori, quando il piede si incastra sul fondo.

Questo spesso accade perché si sottovaluta il fiume, pensando erroneamente che siccome l’acqua è bassa questo si possa tranquillamente attraversare.

Ma può capitare a persone anche esperte, quali, in caso di una lunga nuotata in fiume, presi dal timore e dallo sfinimento, provano ad alzarsi in piedi per cercare di uscire dall’acqua.

Questa è una reazione istintiva data dallo stress che porta a voler provare a fermarsi cercando di non farsi più trascinare a valle.

Anche in alluvione, come in fiume, il fondo è pieno di detriti, e i sassi creano delle "tasche" dove i piedi si possono incastrare!!

Quando ci si incastra, la pressione del fiume spinge la persona sott'acqua, sdraiata sul fondo. Il soccorso non è facile, e soprattutto si ha davvero pochissimo tempo prima che la persona anneghi.

Per questo motivo durante i corsi si insegnano le corrette procedure di soccorso, proprio perché intervenire in questo contesto mette in forte pericolo anche il soccorritore.

Se ci si incastra, bisogna avere compagni che conoscano perfettamente le procedure da basso ad alto rischio, valutando il tipo di incastro potenziale, e di conseguenza le modalità di intervento.

In contrasto con le didattiche fluviali tradizionali, per quanto concerne il nuoto in fiume, la tua scuola abolisce la classica posizione di sicurezza (supino con i piedi rivolti a valle), favorendo la nuotata attiva (stile libero a favore di corrente). Ci descrivi i vantaggi di questa scelta? Basta pensare alla domanda di prima: come evitare un possibile incastro da piede? Sicuramente una delle cause maggiori è legata alla posizione di sicurezza, ovvero piedi a valle e testa a monte.

Questa posizione è del tutto sbagliata e i numeri e le casistiche degli incidenti dimostrano come questa posizione porti più facilmente all’incastro da piede e anche di sifoni e colini. Nuotare a stile libero con la testa avanti porta numerosi vantaggi, uno di questi è proprio quello di evitare di avere i piedi che possano andare sotto acqua. Fortunatamente piano piano le cose stanno cambiando. Sono circa 20 anni che insegniamo i motivi per cui è sbagliata la posizione di sicurezza, e devo dire che al termine dei corsi mai nessuno è andato via con l'idea che questa fosse corretta. Ovviamente le prove vanno fatte nei posti giusti, e con gli istruttori giusti, per capirlo!

Invece il nuoto a stile libero in avanti ha diversi vantaggi:

  • permette maggiore controllo

  • non si sbagliano gli angoli di ingresso in zone di morta

  • se sotto l’acqua ci sono piante o materiale, a stile libero ci passi sopra, stessa cosa vale per colini e piccoli sifoni

  • si fa molta meno fatica, di conseguenza aumenta la sicurezza

  • influenza in positivo l'assetto psicologico

  • non ti porta i piedi sul fondo

  • se si arriva in un buco si può assumere la velocità per superarlo

In ogni caso, appena si è in fiume, indipendentemente dalla posizione assunta, parte un timer: quello della stanchezza che arriva velocemente. Quindi è fondamentale uscire dall’acqua il prima possibile, economizzando le energie!


Un'altra strada innovativa della tua scuola rispetto alla tradizione sta nelle tecniche di utilizzo della saccalancio, in particolare andando a rivoluzionare storiche manovre come il pendolo e l'uomo al guinzaglio. Quali sono, a tuo parere, le cose errate che ancora oggi comunemente vengono insegnate nelle formazioni in merito a questo argomento?

Molte volte ho visto insegnare cose del tipo "lanci la corda e poi la si tiene in due dalla riva, o te la fai passare dietro la schiena"…tutte cose belle scenograficamente, ma che hanno poco a che fare con la realtà.

Partiamo dal concetto che tenere una corda, in due persone, da fermi sulla riva, significa un carico di circa 100kg (tra vettore della corrente e massa del pericolante), quindi l'occorrenza di una riva comoda e non scivolosa (ad avercela su un intervento reale..), e soprattutto anche la necessità che la persona da soccorrere sia capace di trattenere lo stesso carico, con l'acqua che lo inonda.

Se lanciate una corda ad una persona impaurita o senza salvagente, scoprirete che appena prende la corda finisce sott'acqua, e ovviamente la lascia. Per non parlare delle volte che la corda si attorciglia al collo del pericolante.

Certo se le procedure vengono fatte da persone che vanno in acqua su un tratto facile, tutto funziona…è quando lanci le corde tutti i giorni a persone non esperte che ti accorgi della differenza tra teoria e pratica vera. È un po' come un istruttore di tiro: c'è quello che ha una idea di cosa voglia dire sparare in un contesto bellico, e chi la guerra l’ha vissuta...e quando insegna lui capisci la differenza su cosa serve per poter sopravvivere.


Quali sono le caratteristiche che dovrebbe possedere un'imbarcazione per poter operare in maniera funzionale in contesto fluviale/alluvionale?

Noi abbiamo disegnato un mezzo ad hoc, il Rescue Pro-Jet:

  • imbarcazione a motore leggera (120 kg), per poter lavorare bene in fiume, anche con acqua bassa 20 cm, e in alluvione

  • ruote integrate e guida sia con motore che a remi (con questo mezzo navigo fiumi di 5° grado)

  • non ha il fondo (kataraft), quindi anche nei buchi si può lavorare senza rischiare di cappottarsi

  • ha sistemi di sgancio rapido per la gestione degli incravattamenti.

In alluvione il raft può aiutare. Ovvio che in questo contesto si deve camminare tanto trainandolo in acqua bassa, cosa molto pericolosa per il soccorritore e molto dispendiosa sotto il profilo di tempo ed energie. Se parliamo di fiume invece sono sempre più convinto che mezzi leggeri a motore possono essere funzionali per scendere e risalire, sia per le ricerche che per il soccorso veloce. Il raft va vene per certi tipi di impiego, tipo in acqua molto bassa, ma sicuramente è un mezzo pericoloso che richiede alta competenza, e anche qui le procedure spesso sbagliate rendono pericoloso il suo utilizzo.

Pensi che ci siano degli elementi del soccorso fluviale (procedure, tecniche, attrezzature, ecc) che possano essere utili anche a chi lavora nel soccorso marittimo?

Sicuramente sì. Saper guidare a remi in fiume aiuta anche al mare con il pattino.

Il fiume obbliga a una velocità di pensiero, elemento spendibile anche in mare. Soprattutto per chi deve lavorare su mare con onde grosse, si impara a capire cosa vuol dire lavorare con la pressione dell'acqua dietro la schiena. Saper fare un buon lancio di corda in mare può aiutare.

DPI come il salvagente e il casco sono elementi da valutare anche in diversi contesti legati al mare.

Per chi poi usa imbarcazioni a motore, il fiume aiuta tantissimo a capire come usare bene il motore e i corretti tempi di manovra.

Rispetto all'estero, qual è la situazione italiana sul soccorso fluviale e alluvionale, sia per quanto riguarda la formazione che l'operatività? Ci sono delle cose che a tuo parere potrebbero essere migliorate?

Diciamo che all’estero la mentalità è quella di appoggiarsi a professionisti per formarsi.

I Corpi dello Stato e i volontari non si fanno formazione interna, come da noi, perché riconoscono di non avere esperienze specifiche e competenze sufficienti per insegnare.

Noi in Italia viviamo invece una situazione in cui dopo 5 giorni si diventa esperti e in 3 giorni istruttori. Molti si fanno formazione interna senza competenze, con poca sicurezza, e soprattutto mancano i giusti focus.

Uno dei motivi per cui in Italia avvengono incidenti: procedure sbagliate e formatori non preparati.


Che cos'è Rescue Project, come è strutturata e come opera?

La nostra è una scuola che ha sedi in tutta Italia (Lombardia, Sardegna, Veneto, Liguria, Lazio, Toscana, Friuli) ed è costituita da istruttori che vantano esperienza di almeno 15 anni nel settore fluviale: sono guide di professione, maestri di canoa, professionisti con esperienza internazionale nel soccorso e come guide.

A circa 20 anni dalla nascita, è diventata ormai un riferimento per molti professionisti del soccorso. Il nostro continuo innovarci e la costante ricerca di soluzioni migliorative ha portato nel tempo ottimi risultati.

Molti professionisti, a livello nazionale ed internazionale, passano da noi per imparare il soccorso e le tecniche in acqua con e senza uso di imbarcazioni. Siamo diventati referenti per molte aziende con le quali sviluppiamo presidi e attrezzature per il soccorso. Siamo diventati un centro riconosciuto per la formazione su autoprotezione e soccorso in acqua, rilasciando dei brevetti per lavorare in fiume e in alluvione. Siamo riferimenti per militari, alcuni corpi speciali e molte altre realtà. Abbiamo molte squadre di Protezione Civile e volontari dei Vigili del Fuoco che passano da noi per la formazione, costruendo assieme un modo di lavoro in sinergia e di collaborazione. Per esempio l'Alto Adige in questo è stato molto all’avanguardia, dove formiamo per il contesto fluviale sia Vigili del Fuoco permanenti che volontari, cosa da cui è nata una bella collaborazione, e un grande supporto tra squadre.

Siamo iscritti all'albo nazionale di Protezione Civile, con squadre specializzate ad oggi operative in Veneto, Trentino, Liguria, Toscana, Friuli; professionisti del soccorso alluvionale pronti a dare supporto, qualora ce ne fosse il bisogno. Questo è il progetto che vorremmo fare in tutta Italia!

Le limitazioni sono sempre soltanto un problema politico e di gelosie, però quando siamo fortunati e riusciamo a convincere alcuni dirigenti a venire in fiume, in 5 minuti capiscono le differenze tra teoria e realtà, e la serietà di quello che diciamo...ma riuscire ad avere queste occasione di confronto non è facile.


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