• Davide Gaeta

L'importanza di indossare una RASH GUARD

Aggiornamento: 24 lug

La protezione solare viene col tempo trascurata da coloro che vivono per lavoro la stagione balneare, maturando l'errata convinzione che tanto il corpo è abituato al Sole. In verità i danni dalla prolungata esposizione ai raggi solari, in assenza di un'adeguata protezione, si possono manifestare anche dopo anni, motivo per cui i lifeguard dovrebbero avere alta considerazione di questa problematica, al fine di tutelare la loro salute.

Tutte le persone sono esposte quotidianamente a una certa dose di radiazioni ultraviolette (UV), in gran parte derivanti dal Sole, ma anche da fonti artificiali in campo industriale, commerciale o nel tempo libero. Questi raggi hanno una lunghezza d'onda di poco inferiore rispetto alla luce, per questo non sono visibili all'occhio umano.

La radiazione elettromagnetica ultravioletta si divide in tre categorie progressivamente più potenti:

  • raggi UVA (315-400nm) capaci di penetrare la cute, arrivare al tessuto connettivo e provocare danni che vanno dall'invecchiamento cellulare precoce al rischio di tumore cutaneo;

  • raggi UVB (280-315nm), in buona parte bloccati dallo strato di ozono presente nell'atmosfera, non vanno in profondità nell'organismo, ma sono capaci di alterare il DNA delle cellule cutanee maturando un forte rischio di cancro alla pelle;

  • raggi UVC (100-280nm), fortunatamente bloccati nella totalità dall'ozonosfera.

L' UV Index indica il grado di protezione necessario rispetto all'intensità della radiazione:

  • 1-2 debole;

  • 3-5 moderata;

  • 6-7 elevata;

  • 8-10 molto elevata;

  • 11 estrema.

Rispetto a questo fattore cambiano le precauzioni da adottare, ma le stesse variano anche in base all'individuo che si espone a queste radiazioni; il rischio ovviamente è diverso tra un fenotipo celtico, uno caucasico o uno con carnagione scura.


Tutto dipende principalmente dalla quantità e qualità di melanina presente in condizioni basali della pelle; si tratta di un pigmento che determina la colorazione più o meno scura della cute e che ha come scopo proprio la fotoprotezione, convertendo l'energia dei fotoni UV in piccole quantità di calore; viene prodotta da cellule presenti nell'epidermide, i melanociti, nel momento in cui questi vengono esposti ai raggi UVA, motivo per cui l'esposizione alla luce dà origine alla tanto ricercata abbronzatura.

Questo fenomeno varia tra diversi soggetti e sulla base di ciò, in dermatologia, le persone vengono classificate in sei tipi di fototipo che vanno in scala da una carnagione molto chiara ad una molto scura.


Attraverso la dieta è possibile aumentare la produzione di melanina in modo naturale, soprattutto assumendo cibi ricchi di betacarotene e Vitamina A.


Come già accennato, le radiazioni sono in grado di danneggiare il DNA delle cellule, quali possono poi trasformarsi in cancerose, innescando lo sviluppo di tumori come il melanoma cutaneo (concentrato di melanociti rappresentato da nei scuri), il basalioma (piccoli noduli perlacei o chiazze rosa) o il carcinoma squamoso della pelle.


È vero che il Sole porta benefici alla crescita delle ossa, al ritmo sonno/veglia, all'umore e quant'altro, però sono sufficienti esposizioni di soli pochi minuti alla settimana; l'esposizione diventa deleteria per il nostro organismo se prolungata nel tempo, soprattutto nelle ore più calde.

L'orario in cui il fascio di radiazioni risulta più intenso è quello in cui il Sole si trova precisamente "in testa" (si dice allo zenit), ossia a mezzogiorno, motivazione per la quale in Estate è sconsigliato stare all'aperto e senza un tetto tra le ore 11 e le ore 15. In questa fascia oraria i raggi solari possono diventare anche causa di incidenti sanitari come insolazione o esaurimento da calore.


I raggi UV non sono un fattore di rischio da considerare soltanto per chi si trova al mare, anzi, la concentrazione di questi raggi aumenta del 10% circa ogni 1000 metri di altitudine e quindi in Estate vanno assolutamente tenuti in considerazione anche durante le escursioni in montagna.


Anche i nuotatori non sono esclusi dal problema; i raggi UV penetrano perfino sott'acqua, nel primo strato sotto la superficie (a mezzo metro sono ridotti del 40%).

 

Abbigliamento

La rash guard, chiamata anche lycra, è un tipo di indumento fatto in genere di spandex, nylon o poliestere; il tessuto è molto elastico e aderente. Questa maglia viene utilizzata per fornire una copertura leggera dalla calura estiva negli sport acquatici come il surf. Il nome inglese si può tradurre come "anti-eruzioni cutanee", infatti protegge chi la indossa da graffi ed escoriazioni di varia natura, oltre che dai raggi del Sole.


La protezione dai raggi ultravioletti si misura col cosiddetto UPF (Ultraviolet Protection Factor), usato in genere come stima della capacità di schermo del tessuto.

Tutti i tessuti hanno una impermeabilità parziale ai raggi solari; se questa è elevata il tessuto in oggetto può essere preso in considerazione nell'ottica di una protezione dai raggi UV. Il fattore UPF dipende da materiale e additivi utilizzati, colore, porosità e spessore del tessuto.

Le normali stoffe, se bagnate, riducono sensibilmente la protezione UPF offerta; per questo motivo sarebbe bene anche per un lifeguard operare in acqua indossando una rash guard; inoltre, a differenza di una classica t-shirt in cotone, la lycra resta aderente in acqua senza alterare la nuotata o altri gesti motori.


L'abbigliamento deve includere anche il cappello, con lo scopo di proteggere capelli, cuoio capelluto, occhi e volto. Il consiglio per i lifeguard è di usare berretti con visiera (stile da baseball) o i modelli jungle a falda larga tutto tondo.

 

Creme solari

Quando si tratta dell'efficacia protettiva di una crema solare si parla invece di SPF (Sun Protection Factor), quale si riferisce alla protezione da raggi UVB. Questo numero (5, 15, 20, 30, 50, 50+) indica il rapporto tra il tempo con cui ci scotterebbe con o senza la crema.

Naturalmente non può intendersi come un calcolo preciso, tutto dipende dal fototipo, dall'orario di esposizione, dalle condizioni meteo, dalla posizione geografica, dall'attività svolta e in ogni caso dal soggetto.


Le creme fungono da schermo fisico e filtro chimico in grado di proteggere dalla maggior parte delle diverse lunghezze d'onda della radiazione solare.

L'indicazione è quella di utilizzare creme ad elevato fattore di protezione, resistenti all'acqua (anche se difficilmente lo sono per davvero) e soprattutto di applicarle più volte nell'arco della giornata, consiglio prima di esporsi al sole e almeno ogni due ore; applicarle con abbondanza soprattutto sul volto, sulla nuca e sulle zone degli arti non coperte dall'abbigliamento.

Un lifeguard professionale non si fa scrupoli a mostrare il suo sunscreen!


Da non trascurare infine anche l'utilizzo di prodotti doposole rinfrescanti e idratanti, nonché ascoltare il parere di un dermatologo quando la propria professione implica per lavoro di stare esposti al sole nei mesi più torridi.

 

Occhiali

I raggi UV si riflettono a pieno sulla superficie dell'acqua e perfino la sabbia li riflette fino al 25%, perciò è fondamentale durante il servizio di sorveglianza in mare o sorveglianza in piscina indossare sempre occhiali da sole con lenti dotate di filtro polarizzante. Gli occhiali polarizzati sono un presidio oculistico in grado di neutralizzare il riverbero e l'abbagliamento, generalmente provenienti da superfici riflettenti; il filtro infatti permette il passaggio della luce lineare, ma scherma i raggi provenienti da altre direzioni.

Attenuando la luce riflessa, gli occhiali polarizzati permettono una visione più chiara e definita, aumentando, al contempo, il contrasto e migliorando la percezione dei colori.

I filtri polarizzanti riducono l'affaticamento degli occhi, in quanto la vista non viene forzata a compensare l'abbagliamento e gli altri fenomeni derivanti dalla luce riflessa.

Per i lifeguard è consigliato un modello avvolgente (tipo da ciclista), galleggiante e indossato con una fascetta.

Il mancato utilizzo delle lenti durante le lunghe ore in servizio può provocare arrossamenti e irritazioni. L'esposizione prolungata e senza occhiali può causare anche lesioni più gravi come danni alla cornea e al cristallino, la cataratta e la degenerazione della retina.

 

Postazione

L'ombrellone non è una grandiosa postazione poiché, come già detto, i raggi solari attraversano parzialmente i tessuti e soprattutto rinfrangono su acqua, schiuma marina, sabbia, scogli o sulla pavimentazione della piscina.

Lo so, se si deve stare in servizio non si può avere ovunque sempre tutto, ma non posso nascondere il fatto che la vera postazione professionale del lifeguard è una torretta chiusa e rialzata che permette di vivere le lunghe ore di sorveglianza in maniera confortevole.

Un ultimo consiglio è quello di fare spesso una doccia fresca, soprattutto dopo il bagno in mare per non far evaporare l'acqua salata sulla pelle. L'accumulo di microcristalli salini riflette i raggi UV con maggiore intensità, favorendo disidratazione della cute e ustione.


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