• Davide Gaeta

Il MEDITERRANEO è più sicuro dell'oceano?

Aggiornamento: 7 mar

Operando come istruttore di salvamento principalmente in Italia, e in qualche Paese limitrofo come Malta, mi è toccato spesso sentirmi dire: "Eh vabbè, ma hai visto quelli in Australia? Quelli lì si che son salvataggi, con quelle onde..l'oceano è tutta un'altra cosa!".

Purtroppo molti sono convinti che il Mar Mediterraneo, escludendo gli annegamenti legati alla questione migratoria, non sia poi così pericoloso; è per questo che è meglio fare chiarezza.

Il Mar Mediterraneo, dal latino "in mezzo alle terre", è situato tra Europa, Nordafrica e Asia occidentale. È un mare dipendente dall'Oceano Atlantico, a cui è connesso tramite lo stretto di Gibilterra; il Canale di Suez, artificiale, lo collega invece al Mar Rosso e quindi all'Oceano Indiano.


Partiamo con qualche dato sul nostro mare, o "Mare Nostrum", come lo chiamavano gli antichi Romani:

  • la salinità media si aggira dal 36,2 al 39‰, più alta rispetto a quella degli oceani;

  • la profondità media si aggira sui 1500 m, quella massima di 5270 m;

  • la lunghezza delle coste che totalmente bagna è di circa 46.000 km;

  • la superficie totale ammonta a circa 2,5 milioni di km2;

  • le temperature dell'acqua hanno estremi compresi fra gli 11 e i 32 °C. In genere si oscilla fra i 12~18 °C nei mesi invernali fino ai 23~30 °C nei mesi estivi, a seconda delle zone;

  • le maree hanno ampiezza media molto limitata, circa 50 cm, anche a causa dello scarso collegamento con l'oceano.


Per quanto riguarda la topografia del fondale viene diviso in due parti principali:

  • il Mediterraneo occidentale, delimitato dal canale di Sicilia e caratterizzato da ampie piane abissali;

  • il Mediterraneo orientale, molto più accidentato e dominato dal sistema della dorsale Mediterranea.

Se qualche surfista svaluta questo grande bacino chiamandolo "lago", è bene specificare che dal punto di vista geologico il Mar Mediterraneo, che per dimensioni è un mare, è in realtà un oceano perché si sta formando a una velocità che non ha paragoni con nessuno degli altri oceani del mondo.

Il Mediterraneo comprende tanti mari più piccoli. Ad esempio, quelli che bagnano le coste dell’Italia sono il Mar di Sicilia, il Mare di Sardegna, il Mar Tirreno, il Mar Ionio e il Mare Adriatico.


Quanto è stata l'altezza massima raggiunta da un'onda in Italia? La risposta è 16,8 metri ed è stata registrata il 22 Ottobre 2014 a largo di Alghero, in Sardegna, durante la mareggiata dell'Uragano Gonzalo. Le altezze delle onde anche nel Mediterraneo possono essere davvero notevoli: singole onde possono arrivare anche a picchi di 20 metri.

Tuttavia il mare non raggiunge questi livelli improvvisamente, ma progressivamente, durante molte ore. Nel Mediterraneo in genere il fenomeno si svolge nell'arco di un giorno o più, lasciando quindi il tempo di prendere le opportune precauzioni; questo non significa però che il rischio non sia forte!


La differenza sostanziale rispetto all'oceano sta nel fetch, l'area di superficie marina su cui spira il vento. Questo ovviamente è ridotto in un mare "chiuso" come il Mediterraneo, motivo per cui le onde non riescono a diventare lunghe ed uniformi.


"Un’onda con un periodo (che ricordiamo essere l’intervallo di tempo tra il passaggio di una cresta e quella successiva) uguale o superiore a circa 15 secondi può propagarsi attraverso la superficie dell’oceano per migliaia di km, perdendo nel viaggio solo poca misura ed energia, finché non raggiunge i fondali bassi in prossimità della costa, dove frangerà.

Tutto funziona in modo simile, anche se con ordini di grandezza inferiori, per il Mediterraneo: il periodo raramente raggiunge i 10 secondi, in casi eccezionali li supera, ma gli spazi percorsi dallo swell lontano dall’azione del vento si riducono a qualche centinaia di km al massimo." (fonte: 4surf)


Quindi nel Mediterraneo le onde causate dal vento si susseguono molto rapidamente, con periodi e dimensioni ridotti rispetto alle onde oceaniche (è comunque presente il fenomeno delle "onde lunghe").


Per le stesse cause, inoltre, nel Mediterraneo i venti cambiano direzione molto più celermente che negli oceani, e sono anche meno prevedibili. Se una swell oceanica dura una settimana, sulle coste Mediterranee generalmente le onde si concentrano in una mareggiata che scade in pochi giorni. Per alcuni venti della nota Rosa è noto il detto "nasce, pasce e more", perché la loro azione si focalizza in genere su tre giornate.


Le onde possono essere sicuramente meno alte rispetto a quelle oceaniche, tuttavia sono anche meno "pulite", nel senso che non hanno il tempo di assumere una forma fluida e soprattutto sono intervallate da pause molto brevi; questo soprattutto sui beach break.

Tutto ciò crea delle grandi difficoltà nelle azioni di soccorso. Infatti, è possibile serenamente affermare che fare assistenza con una moto d'acqua ai surfisti a Nazaré (Portogallo, Oceano Atlantico) è complesso, ma lo è anche farlo a Capo Mannu (Sardegna)!

Invece per quanto riguarda le correnti, in questo blog finalizzato alle strategie e alle tecniche di soccorso in mare mi sono soffermato sulle correnti che influenzano queste esigenze, ossia alcune correnti superficiali (drift current), quelle dovute alla frizione che il vento esercita sulle molecole di acqua e le correnti costiere, quelle che mantengono un delicato sistema di equilibrio fluidodinamico lungo questo particolare ambiente della Natura che è la costa.

In realtà in oceanografia ne esistono tante altre tipologie, come le correnti profonde, dovute al fatto che l’acqua più dense restano sul fondo, mentre quelle più leggere stanno in superficie, fenomeno da cui si origina la circolazione termoalina (la densità di un liquido è direttamente proporzionale a freddo e salinità): flussi con temperature e salinità diverse tendono a non mischiarsi, dando origine a correnti.

In ambito oceanico questo fenomeno realizza un Grande Nastro Trasportatore che gira per il globo terrestre, con costanti correnti deboli, ma massive, innescate da differenze di temperature e salinità.


Nel Mediterraneo la circolazione è molto complessa e fortemente influenzata dai venti. Questo mare chiuso ha un’evaporazione pronunciata che i grandi fiumi non riescono a bilanciare e perciò c’è una corrente continua che dall’Oceano Atlantico entra nello Stretto di Gibilterra portando acqua meno salata.

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